Quando la burocrazia è cieca, l’avvocato Landi: “Ho presentato istanza al Prefetto”

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VIAREGGIO – Letizia Tassinari – Una separazione giudiziale, conclusasi con un accordo e finita con l’affidamento condiviso delle figlie, minori. Cosparsa, però, di tante denunce, da parte del marito, finite tutta con l’archiviazione. Tranne una: quella di minaccia, che è costata, alla moglie, guardia giurata a Viareggio, il ritiro del porto d’armi, e la conseguente impossibilità di lavorare.

“Se mi tocchi le bambine, ti ammazzo”, questa la frase incriminata, che agli occhi dei più pare peraltro una frase come tante, tipica di una madre che difende come una leonessa i propri cuccioli, per la quale  però la guardia giurata è stata rinviata a giudizio, e per la quale la Questura ha ritirato alla donna il porto d’armi. “Foglio”, questo, necessario per lavorare.

“L’assurdo – spiega l’avvocato Massimo Landi, che tutela la guardia giurata –  è che la pistola d’ordinanza è ancora nella sua disponibilità.  Se la mia cliente volesse potrebbe quindi sparare, ma non può lavorare. Ho presentato ricorso al Prefetto, e nonostante l’urgenza, dovuta anche dal fatto che la mia assistita non può non lavorare, dovendo anche provvedere al mantenimento delle due figlie, come stabilito nella sentenza di separazione,  ancora non abbiamo ricevuto risposte”.

Una vicenda umana, quella della giovane madre lavoratrice sospesa, della quale omettiamo nome e cognome, per tutela dei figli, minorenni, come codice deontologico impone, per la quale il legale attende risvolti, positivi, a breve.

 

 

 

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