Remorini colpevole di omicidio, come deciso dalla Corte d’Assise, o innocente?

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VIAREGGIO – Letizia Tassinari – Remorini colpevole di omicidio, cosi come deciso dalla Corte d’Assise, o innocente?

A distanza di una settimana dalla sentenza di condanna dello “zio” a 30 anni per l’omicidio di Maddalena Semeraro, per la morte di Velia Carmazzi, come conseguenza del sequestro di persona e dei maltrattamenti, e per averne distrutto e occultato i corpi ( Donne scomparse: Remorini condannato a 30 anni), oltre agli 8 anni inflitti per i reati di truffa e circonvenzione di incapace, è questa la domanda, posta oggi al suo studio,  al suo difensore avvocato Massimo Landi.

“Lei  sa, conoscendomi da “vecchia data”, quanto poco avvezzo sono a rilasciare interviste – “confessa” il legale -,  soprattutto se il processo è ancora in corso, ma farò un’eccezione nei limiti, tuttavia, che ritengo necessari per salvaguardare il mio assistito ed il lavoro che sto svolgendo per lui. Consideri infatti che rispondere a gran parte delle sue domande significa esprimere giudizi, che ritengo in questa fase inopportuni, e svelare una strategia difensiva che deve restare confinata agli atti processuali ed ai momenti loro riservati”.

Lei crede all’innocenza del suo assistito nelle vesti di omicida? Remorini ha un curriculum penale ricco di truffe, e quella nei confronti di Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro potrebbe essergli “sfuggita di mano”…

“Sono convinto che Massimo sia innocente – risponde l’avvocato Landi -, lo conosco da molti anni, dal 1997, e non lo ritengo assolutamente capace di azioni di tal genere. In questo senso non credo assolutamente che la truffa ai danni delle signore Semeraro-Carmazzi, per usare le sue parole che certamente non rispecchiano la realtà delle cose, gli sia “sfuggita di mano” costringendolo di fatto ad un duplice omicidio. E’ questa una tesi che non regge e che prova veramente troppo. Se Massimo avesse realmente posto in essere un’azione truffaldina il suo ultimo problema, mi creda, sarebbe stato doverne affrontare le conseguenze, che in termini sanzionatori sarebbero state ben poca cosa”.

Un caso nazionale, il giallo delle donne scomparse, molto mediatico. Crede che la giuria sia stata “influenzata” da quanto scritto dalla stampa fin dall’inizio delle indagini, piuttosto che trasmesso alla tv?
“Non credo che la Corte sia stata influenzata nella sua decisione dalla risonanza mediatica del caso, ma sono certo che le dichiarazioni dei testimoni siano intrise di una forte suggestione che da quella cassa di risonanza certamente è derivata, veicolando nel processo informazioni non propriamente genuine ed attendibili”, precisa il legale dello “zio”,  ribadendo, tra l’altro, quanto affermato durante l’arringa difensiva dopo la requisitoria del pubblico ministero Sara Polino ( Donne scomparse, si avvicina il verdetto. Ergastolo per lo “zio”? Landi: “Manca il movente”)
Cambierebbe qualcosa, con il senno del poi, nella difesa e nella lista testi a discarico del suo cliente?  Tutti, o quasi, gli hanno dato contro. Andare difronte alla Corte d’Assise, piuttosto che scegliere il rito abbreviato, è stato un po’ come presentarsi difronte a un plotone d’esecuzione…
“Non saprei dirle se e cosa cambierei di quanto sino ad ora abbiamo fatto,  questa è una domanda a cui è ancora presto per rispondere – afferma l’avvocato Massimo Landi da dietro la scrivania del suo studio – ma, certamente, affrontare la Corte di Assise è stato un banco di prova importante ed impegnativo, ed ancor di più lo sarà in secondo grado”.
La Corte  si è presa 60 giorni di tempo, e si attendono le motivazioni, poi farà ricorso in appello? Su cosa baserà la sua difesa?
“L’appello lo faremo certamente, questo è ovvio, ma al momento non posso (ed anche non voglio) parlarne, anche perchè farlo senza aver letto la motivazione della sentenza è quanto meno inutile”, risponde Landi, certo, comunque, che le motivazioni arrivino prima del previsto.
Bidone rosso al campo
“Cecchino” Tureddi, il “pentito”, il teste chiave della Procura, colui che ha ritrattato la prima versione, quella delle donne andate via volontariamente assieme a un uomo a bordo di una Mercedes nera, per poi  accusare l’ex amico e raccontare che Velia e Maddalena erano state fatte a pezzi, bruciate e gettate in sacchetti dell’immondizia, fatti sparire in cassonetti, ha mentito?  La storia del bidone rosso,  per il teste chiave l’unico nel campo degli orrori, è stata da lei messa in dubbio durante la sua difesa di Remorini, in virtu’ di una foto, acquisita agli atti, scattata quando il campo di via dei Lecci era già stato posto sequestro e i Ris da Roma stavano cercando prove,  che immortala un altro bidone…
“Posso dire che, verosimilmente, saranno le dichiarazioni di Tureddi, considerato evidentemente attendibile in primo grado, ad essere oggetto di severa e principale critica. Ma – l’avvocato dello “zio” non si sbilancia -,  come detto, stiamo parlando di cose che ancora non conosciamo”.
I giudici fiorentini della Corte d’Assise d’Appello potrebbero capovolgere la sentenza, assolvendolo? La “prova” dell’efferato delitto, ossia il cadavere, o un qualcosa delle donne, mai è stato ritrovato, le macchie di sangue, secondo i periti, appartengono a due uomini sconosciuti, e i micro frammenti ossei reperiti dal georadar durante gli scavi nel campo dove la Carmazzi e la Semeraro vivevano, erano di  capre e maiali.  La sentenza di primo grado, si sa, non fa del condannato, o dell’assolto, un colpevole o un innocente in via definitiva.
“Firenze potrebbe capovolgere la sentenza?  Certo che si – ne è certo Landi -, e  lavoreremo per questo”.
La vicenda versiliese della” Circe”  di Forte dei Marmi fa “storia”, qui in Versilia: l’Appello, infatti, ribaltò la situazione, e Maria Luigia Redoli, assolta in primo grado, fu poi condannata a 30 anni.

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