Revocato il permesso per andare a lavorare a Anthony Caturano: il Riesame scioglie la riserva

TORRE DEL LAGO -( di Letizia Tassinari ) –  Il tribunale del Riesame ha sciolto la riserva, revocando il permesso a Anthony Caturano di andare al lavoro.

E di questo pomeriggio la decisione dei giudici fiorentini,  che ai sensi dell’articolo 128 del codice di procedura penale, hanno notificato ai legali l’avviso di deposito in cancelleria dell’ordinanza. “In accoglimento dell’appello proposto dal Pm Salvatore Giannino avverso l’ordinanza del gip Giuseppe Pezzuti del Tribunale di Lucca – si legge nell’atto – si revoca l’autorizzazione concessa a Caturano di allontanarsi dalla propria abitazione di Torre del Lago per recarsi alla bottega artigiana di parrucchiere da uomo”. L’esecutività dell’ordinanza è tuttavia sospesa fino a che la decisione non sia divenuta definitiva: se il legale che difende Caturano, avvocato Fabrizio Miracolo, dovesse decidere di fare ricorso in Cassazione, si dovrà infatti attendere il disposto della Suprema Corte.

“Il provvedimento del Gip appare precipitoso, eccessivo, non consentito, ingiustificato e viziato nelle forme, non avendo il giudice mai richiesto il parere del Pm. Si chiede l’annullamento dell’ordinanza e il ripristino degli arresti domiciliari senza il permesso all’indagato di assentarsi dal domicilio”, aveva scritto il pm nel suo appello.

Il giovane, come si ricorderà,  è accusato di aver ucciso, la notte tra il 4 e il 5 febbraio scorso, Andrea Lucchesi, e ferito l’amico Fabio Biagini, entrambi di Lucca, per poi fuggire senza prestare soccorso. Caturano fu trovato all’alba nella sua casa nella frazione pucciniana dai Carabinieri, e arrestato con l’accusa di omcidio stradale, omissione di soccorso, fuga e lesioni gravi.

“Siamo molto soddisfatti della decisione del tribunale del riesame di Firenze perché finalmente un organo di giustizia, oltre il pm, sta prendendo sul serio quanto accaduto e la revoca del permesso di lavoro che speriamo sia confermata in Cassazione, sempre che Caturano vi ricorra, significa che non è giusto che un omicida abbia una vita normale mentre un giovane di 20 l’ha persa  per sua colpa”, commenta la famiglia Lucchesi e il loro difensore, avvocato Cristiana Francesconi: “Torniamo a sperare che la giustizia faccia velocemente il suo corso e che chi ha distrutto la vita di Andrea e di tutta la famiglia paghi per quello che ha fatto e che i giovani si rendano conto della gravità di certe condotta. Se Andrea non è più con noi che almeno serva da esempio perché certi fatti non accadano più”.