“Rimini e dintorni, indignatevi anche quando gli stupratori sono italiani”: sit in a Viareggio

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VIAREGGIO – “Rimini e dintorni, indignatevi anche quando gli stupratori e gli assassini e sono italiani”. Corteo anche a Viareggio da parte delle donne, dopo quello di ieri sera a Firenze in solidarietà delle due ragazze statunitensi che hanno denunciato i due carabinieri accusandoli di averle stuprate e massacrate sui social da commenti vergognosi. Presenti Non una di meno, la Casa delle Donne e Donne in Cantiere.

“Contro il terrorismo del patriarcato nessuna scusa”, “Scoperta la categoria di esseri umani responsabile del 100% di casi di stupro: si tratta di maschi”. Tanti gli striscioni al gazebo difronte al Margherita in Passeggiata questo pomeriggio per dire no alla violenza, un no secco senza distinzioni e senza se e senza ma, e per manifestare solidarietà a chi vengono rivolti insulti sessisti: dalla presidente della Camera Laura Boldrini alle stessa giovani Usa additate come “ubriacone e tegami che se la son cercata”.

“Lo stupro di Rimini, dove un branco di quattro uomini ha assalito e violentato due donne, invece di suscitare reazioni di sdegno è stato occasione di una ulteriore campagna di odio – si legge nel volantino diffuso -, un esponente politico salviniano, nel commentare i fatti, ha invitato allo stupro nei confronti della Presidente Laura Boldrini e delle “donne del Pd”. Noi esprimiamo la nostra solidarietà e vicinanza alla Presidente Boldrini e alle donne del Pd, e condanniamo chi strumentalizza la violazione dei corpi delle donne per criminalizzare i migranti. Ricordiamo a tutti che in Italia gli stupri e i femminicidi sono commessi soprattutto da italiani e non abbiamo alcuna reticenza nel segnalare casi come quello del mediatore culturale che sulla sua bacheca Facebook ha scritto che lo stupro non è poi così diverso da un rapporto sessuale qualunque, e che la donna dopo una iniziale resistenza poi si rilassa e se la gode. È particolarmente grave, poiché la mediazione fra la nostra cultura e quella di altre comunità che scelgono di trasferirsi nel nostro Paese ed accettarne le regole, deve avere come punto cardine il rifiuto netto di ogni forma di violenza contro le donne. I mediatori culturali sono tenuti a conoscere e rispettare le nostre leggi e i valori della convivenza civile proprio perché è loro compito specifico trasmetterli e aiutare altri ad assimilarli e comprenderli. Segnaliamo però anche che, su quella stessa bacheca, molti sono i commenti entusiasti dei maschi italiani. Siamo di fronte a una impressionante regressione culturale: la radice della violenza sulle donne, matrice di ogni violenza e discriminazione, emerge nuda e visibile a tutti. Lo stupro, come arma di battaglia politica, come strumento di umiliazione e punizione nei confronti delle donne e in particolare di quelle che oppongono resistenza alla sottomissione e all’invisibilità, di quelle che esercitano autorità e fanno politica. Ma anche lo stupro come barzelletta, proprio perché sottovalutato nelle sue conseguenze umane e penali. La sottovalutazione della violenza sulle donne, che ha funestato questa estate e devastato le vite di molte donne e spesso dei loro figle/i, è prima di tutto delle istituzioni. Dal Governo non viene una parola di condanna, tacciono gli esponenti politici delle formazioni cui appartiene chi invita allo stupro, tacciono le istituzioni che finanziano la cooperativa che ha assunto un mediatore culturale per cui lo stupro è un rapporto sessuale come un altro. Le donne dell’Associazione nazionale D.i.Re, attraverso gli 80 Centri antiviolenza aderenti, lavorano da decenni per sostenere le donne che vogliono rompere il “silenzio assordante” intorno alla violenza e a tutte le situazioni culturali di complicità che le mettono a rischio anche delle loro vite, e si aspettano che le istituzioni facciano altrettanto”.

1 comment

  1. Sandra 17 settembre, 2017 at 19:44 Rispondi

    Delafia quanta demagogia !! alle tre o quattro della mattina chi volete che ci sia a giro ? Gente che poi va a lavorare o farabutti ? Comunque alla stazione non ci sono italiani.

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