Ristorante Europa in cenere, Panicucci: “In fumo sogni, idee e conti correnti”

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MARINA DI TORRE DEL LAGO – Quel che resta del ristorante Europa, dopo l’incendio devastante di questa mattina ( LEGGI ANCHE: Le fiamme divorano il ristorante Europa: il locale sulla …  ), è il nulla. E pensare che stasera il locale avrebbe dovuto ospitare Platinette. I vigili del fuoco, nel tardo pomeriggio, erano ancora presenti sul posto, a bonificare l’area interdetta per tutto il giorno al traffico, tra i turisti sgomenti di quello  scenario desolante, dove sullo stesso viale, a pochi passi, i resti dell’altra pizzeria andata in cenere anni addietro fanno ancora brutta mostra di sè. Oltre a quelli ormai chiusi da tempo, falliti, andati all’asta e mai rilevati. Resiste il Mamamia, locale simbolo della Marina friendly, e il Baddy, Le 3 scimmie, il Nana Banana, ma per il resto poco nulla è rimasto dei “vecchi” tempi, non cosi’ lontani, quando durante l’estate sul “miglio gay” si contavano migliaia e migliaia di turisti, e avventori, e anche i camping e i B&B ne traevano guadagno.

“Sono sgomento, non ho davvero parole. Il fuoco che ha colpito in una tranquilla domenica mattina d’estate lo storico ristorante Europa sulla Marina di Torre del Lago è stato reale e devastante e le parole ed i gesti di solidarietà per il titolare e le sue anziane zie che lo hanno fondato non saranno mai sufficienti”.
E’ Christian Panicucci, patron del Mamamia e del rinnovato Boca Chica ad affermarlo, con tristezza.
“Ma quel fuoco è solo un ennesimo simbolo: il simbolo più vistoso di un incendio sotterraneo  che sta colpendo la Marina di Torre del Lago da diversi anni, da quando cioè la Procura della Repubblica ha puntato il dito sulle regole che la politica non aveva saputo riscrivere e la politica, a sua volta, ha messo la testa sotto la terra, come imparando dallo struzzo sa fare molto bene, facendo finta che tutto vada bene. No, nulla va bene. L’incendio dell’Europa oggi e della Lampara due anni fa, la chiusura di molti locali da troppi anni, i fallimenti e le vendite all’asta sono solo lo specchio di una crisi profonda che investe la Marina di Torre del Lago da alcuni anni e che nessuno ha saputo o voluto risolvere. La Marina di Torre del Lago, il lungomare della movida celebrato da tutti, è da tempo incuria ed abbandono, indifferenza e trascuratezza, tra spiagge attrezzate assegnate dal Comune dopo la metà di luglio, multe di un Parco che sa solo essere ingordo di soldi senza dare nulla in cambio e tanti bei discorsi sul turismo friendly e giovanile caduti nel nulla. Ed in mezzo noi, piccoli imprenditori che vengono annualmente salassati da decine e decine di migliaia di tributi locali che, ovviamente, riusciamo a pagare solo con grandissima difficoltà. Un esempio? Per lavorare bene un mese e mezzo all’anno, il Mamamia paga oneri ogni anno per 30.000 euro, tra concessione, Tasi e IMU, per non parlare di multe e procedimenti penali per aver svegliato dal sonno qualche airone cenerino o per aver allestito il tetto del locale con gli addobbi natalizi.
In mezzo noi, quindi. Noi che resistiamo a tenere aperto non certo ormai per ragioni ideali o perché in questa Torre del Lago ci “crediamo”, ma solo perché chiudere tutto e scappar via sarebbe solo più costoso, considerati i mutui che inevitabilmente ci legano a quelle mura.
Sì, certo, ogni tanto arriva un Sindaco, un Presidente di Parco o di Regione a far qualche bel discorso, ma poi tutto cade nel nulla e quel che trovi sulla mail sono i solleciti di pagamento, non certo le risposte alle proposte di rilancio che pur hai inviato, nella speranza che qualcuno le metta in atto.
Ed allora, neppur tanto provocatoriamente, mi viene da chiedervi: riprendetevi questi locali, regalate al Parco questo territorio, fatelo diventare una bella riserva integrale, con buona pace dell’airone cenerino. Chi sa fare bei discorsi sull’occupazione qui dove centinaia e centinaia di posti di lavoro (non tute blu, ahinoi, sennò la storia sarebbe andata diversamente) sono andati letteralmente in fumo, venga a riprendersi queste mura. Ci liberi da queste catene. Perché noi non ne possiamo davvero più. E perché in fumo, oramai, sono andati i nostri sogni e le nostre idee, insieme ai nostri conti correnti”.

3 comments

  1. Paolo Succi 3 settembre, 2017 at 19:18 Rispondi

    La Toscana, ormai da tempo, si dimostrata una terra inospitale e non più accogliente per il turismo in generale, ma in particolare per quello LGBT.
    La comunità LGBT, che sul finire degli anni 90 e i primi del nuovo millennio, ha fatto la storia della nostra terra, non esiste più e quelle discoteche, pub, bar e luoghi di incontro sono o tristemente chiusi come cattedrali nel deserto o agonizzanti in punto di morte.
    Ricordo ancora, quando sul finire degli anni 90, la Versilia era costellata da una miriade di discoteche che magicamente facevano ballare ed emozionare migliaia di giovani del popolo della notte al suono di “What is love”. Erano gli anni del “FRAU MARLENE” al quale seguì il “MAMAMIA”, “IL PRISCILLA”, “IL BOCA CHICA”. Locali che, insieme ai vari ristoranti e friggitorie della marina, davano da lavorare a migliaia di persone perché l’indotto portava anche trentamila turisti a sera. Giovani che volevano divertirsi in un luogo come Torre del Lago dove l’offerta di locali e strutture destinate a persone LGBT era ampia e variegata e trovavano l’opportunità di socializzare tra loro.
    Nel 1998 dopo gli studi universitari in Germania ritornai in Italia. Una sera fui invitato in una famosa discoteca di Montecatini Terme: “L’AREA”. Era un sabato sera di Settembre inoltrato e all’ingresso del locale si esponeva il cartello “Serata Gay”.
    Rimasi stupito. Perché, dopo molti anni di permanenza all’estero dove, in fatto di diritti civili e tolleranza nei confronti del prossimo sono cinquant’anni più avanti di noi, anche in una cittadina di provincia ai margini della campagna e piccolo-borghese come Montecatini Terme, si potesse fare una serata alternativa. Tra luci stroboscopiche, atmosfere glamour e complici le note di una musica fantastica scoprii la mia voglia e quella del mondo gay di uscire allo scoperto.
    Per molto tempo quella discoteca rimase in noi il pensiero fisso della fine settimana. Era l’occasione non solo per vestirsi bene, ascoltare buona musica e passare una serata speciale, ma anche un punto di partenza per riscattarci da quella situazione di marginalità in cui eravamo stati relegati dalla cultura cattolica e fascista che oggi come allora imperversa in tutta la nazione.
    Oggi, a percorrere Viale Europa, nasce solo un sentimento di tristezza nel vedere locali chiusi, distrutti, incendiati, avviluppati dall’incolto.
    A Torre del Lago ma del resto in tutta Italia, per motivi culturali e religiosi, il turismo gay non è stato affatto valorizzato dagli enti preposti: Comune, Provincia e Regione. Anzi, è stato ostacolato e come negli anni passati ha seguito le orme del caso paradossale del deliberato allontanamento della presenza omosessuale già esistente da località come Lido di Classe o Riccione.
    E pensare che l’Italia è stata una delle principali mete del turismo omosessuale o per lo meno proprio per la presenza di città d’arte come Venezia, Firenze, Roma molti artisti hanno ambientato i loro romanzi in quelle città: Thomas Mann “La Morte a Venezia”, Marguerite Yourcenar “Le memorie di Adriano”, Giorgio Bassani “Gli occhiali d’oro”, Pier Vittorio Tondelli “Rimini, Rimini” e qui l’elenco sarebbe lungo.
    In questi anni sono mancati politici che attraverso il loro operato attivassero una politica di sviluppo della Versilia come destinazione turistica gay-friendly e attirasse così ancora più turisti; oltre a far crescere nella popolazione locale un sentimento di accoglienza e ospitalità anche verso questa tipologia di turisti. Il totale scoordinamento e disinteresse degli organi istituzionali ha portato poi alla mancanza di investimenti nella marina di Torre del Lago con il conseguente degrado del luogo e con un turismo esclusivamente o primariamente legato al consumo di sesso occasionale e/o a pagamento. Non ci lamentiamo se poi i turisti preferiscono mete come Mykonos, Ibiza, Sitges, Torremolinos, Lesbo, Nizza, Zurigo e l’emergente Croazia.
    Paolo

    • Redazione Web 3 settembre, 2017 at 19:33 Rispondi

      Molto interessante… Se ci dà il permesso ne facciamo un articolo, come lettera aperta a TGregione.it
      Ci faccia sapere, per favore. Grazie

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