Salvini contestato lascia il “piazzone “

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VIAREGGIO – ( di Stafano Piccolomini e Letizia Tassinari ) – Matteo Salvini è un po’ Beep Beep. Si sposta da una città all’altra, inseguito da una pletora di Willy il Coyote. E la nostra città non ha fatto eccezione. Come ampiamente preannunciato, Viareggio si è ritrovata, in una giornata notoriamente festiva come il sabato, militarizzata. Il mercato era bloccato da ingenti schieramenti di agenti di Polizia in assetto anti sommossa, con i reparti mobili da Genova e Firenze, la Digos, la Squadra Mobole da Lucca, il Commissariato di Viareggio, i militari dell’Arma del Battaglione e persino la GdF, che aspettavano l’arrivo del leader leghista. Numerose le attività commerciali che hanno protestato per la chiusura di via Battisti al traffico pedonale. Scene mai viste, o meglio, non più viste da almeno quarant’anni a questa parte.

E se i precedenti di poche ore prima a Massa, due feriti, un fermo e diverse cariche delle forze dell’ordine (leggi anche: Salvini a Massa, due feriti e un fermo), facevano prefigurare il peggio, mentre l’appuntamento pietrasantino è stato una “passeggiata”, alla fine, e tutto sommato, è andata bene. Anche grazie al lavoro delle Forze dell’Ordine. Nonostante le tensioni la contestazione non è andata oltre al lancio di alcune uova e qualche spintone. A parte un sasso, la cui foto è stata messa dallo stesso leghista sulla sua pagina Fb.

La giornata viareggina di Matteo Salvini è cominciata con una toccata a fuga in via Battisti: appena arrivato è stato contestato da una settantina di persone, all’altezza della “Farmacia Tobino” dove era stato predisposto un gazebo della Lega Nord. Li ha rinunciato a incontrare i suoi sostenitori e si è diretto in Passeggiata dove era programmato un comizio alle 18,30. “Non mi fanno paura tre deficienti – ha detto Salvini ai suoi sostenitori che lo invitavano a parlare – ma ho visto un bambino spaventato che piangeva per colpa di questi dementi. Non posso parlare in mezzo ai bambini e mettere a rischio l’incolumità della gente, ci vediamo dopo”.

A quel punto il leader della Lega si è allontanato. Cambiando il percorso concordato con il Commissariato. L’auto su cui si è spostato per raggiungere la passeggiata è stata, però, accerchiata da contestatori e, da quanto riferito, colpita con pugni mentre il leader leghista lasciava anzitempo il mercato centrale. L’auto è stata inseguita a piedi e con altri mezzi dagli stessi contestatori. Ad un certo punto l’autista ha anche fermato l’auto con il leader leghista ed ha affrontato gli inseguitori, poi è risalito e ha ripreso la marcia.

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Sul  palco, in attesa di Salvini sparito per circa un’ora, hanno parlato il candidato sindaco Massimiliano Baldini e il candidato governatore Claudio Borghi: “Siete antidemocratici e sventolate la bandiera della pace. Invece che noi della Lega, contestate chi ha rubato e provocato il dissesto”. Lancio di uova e slogan e un’accusa, infondata, da Borghi a un manifestante, Mario Giannelli, che sentitosi accusato pubblicamente con nome e cognome  ha minacciato querela. E di nuovo si sono affrontati per circa un’ora i contestatori, circa duecento, e i fan della Lega Nord, a colpi di grida, fischi e applausi. “Siamo tutti clandestini, siamo tutti omosessuali”: questo uno dei cori dei contestatori di Matteo Salvini, tenuti a distanza dalle forze dell’ordine, che hanno aspettato il leader leghista sulla Passeggiata di Viareggio, e bandiere rosse e della pace, mentre una ragazza ha esposto uno striscione con la scritta “Sono rom, sono atea e lesbica”.

“Chi lancia uova e sassi è una testa di cazzo – sono le 19.30 passate quando Salvini riappare -: “I clandestini ospitateli a casa  vostra. Andate a lavorare, figli di papà. Vedo qui a  protestare insegnanti comunisti. Impiegate  meglio il vostro tempo”.

11295784_10204312990729498_2151553477520293680_nIl leader della Lega Nord, Matteo Salvini, ha iniziato cosi il suo comizio previsto sulla Passeggiata di Viareggio in una piazza dove c’era qualche centinaia di persone ad ascoltarlo mentre, da due lati, e separati dalla polizia, c’era chi lo ha contestato, con in prima fila, cantando “Bella ciao”, anche Amalia Caprili, vedova del compianto senatore comunista. “Chi lancia oggetti in una piazza dove c’è una manifestazione a cui sono presenti mamme e bambini, è una testa di cazzo  e non è un paese normale quello dove si deve transennare il lungomare di Viareggio come uno zoo per potermi fare parlare”, urla Salvini con indosso una maglietta bianca con la scritta “Rossi a casa’, in riferimento alla campagna per le Regionali in Toscana e al governatore uscente Enrico Rossi (Pd) che si è ricandidato. Appena 10 minuti è durato il comizio di Salvini sul lungomare di Viareggio, tra fischi e urla: “Questa non è politica, questa è delinquenza, questa non è democrazia. Dopo una giornata così, anche a Viareggio non ci sono dubbi su come votare il 31 maggio. E’ giusto che ognuno esprima le sue opinioni ma così non mi è stato consentito di parlare. Chi delinque ed è condannato deve andare in galera a scontare le pene e non stare fuori. Le forze dell’ordine dovrebbero essere a combattere la criminalità, a prendere i delinquenti e non dover stare qui in gran numero per poter farmi parlare. Ma che democrazia è?”. Solo un cenno alla nostra città da parte del candidato leghista alla Regione: “A Viareggio devono lavorare i viareggini e non gli intrusi, e i giardini e le belle pinete devono essere delle mamme e dei papà, non di spacciatori e tossicodipendenti. Che abbia inizio l’operazione ruspa, ci bastano sei mesi. La Lega Nord vuol cambiare questo stato di cose”. Poi la “fuga”, scortato dalla Polizia fino alla sua auto, che sgassando lo ha portato via a Torre del Lago, patria LGBT, con un apericena con i suoi, circa 100 persone, e dove il popolo friendly ha preferito ignorarlo: “le uova – aveva detto due giorni prima Alessio De Giorgi, e pacta sunt servanda – preferiamo cucinarle”. Peccato che non si sia fermato alla inaugurazione estiva del Mamamia, magari avrebbe potuto dir loro, al popol LGBT, che il suo essere omofobo è solo una leggenda ( nonostante sul web i video della Lega Nord dove si afferma che i gay sono malati, spopolino, a conferma che per quanto riguarda il partito del Carroccio, proprio di “leggenda” non si possa parlare).

Sandro Pertini, non certo un politico dell’ultima ora ricordava sempre: “Libero fischio, in libero stato”. Ecco, vorremmo che quest’idea, non certo peregrina, fosse accettata come un valore fondante della nostra democrazia. Senza città militarizzate e rischi di scontri.

( Foto di Letizia Tassinari )

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