Sette anni e quattro mesi: condannato lo stupratore seriale

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VIAREGGIO – ( di Letizia Tassinari ) – Condannato a sette e quattro mesi lo stupratore di lucciole arrestato dalla polizia nell’aprile dello scorso anno. A deciderlo è stato il gup Giuseppe Pezzuti.

Sequestrava, violentava e rapinava le prostitute. Ma al nono colpo, era stato arrestato in flagrante in via San Francesco, a due passi dal comune. Viorel Stanciu, un 40enne rumeno fini, il 10 aprile del 2014, in carcere dopo un’indagine serrata, fatta di intercettazioni telefoniche e appostamenti, coordinata dal pm Giuseppe Amodeo. Una storia da brividi, quella raccontata dalla dirigente Rosaria Gallucci e dal sostituto commissario Lucio Chelotti. Che pare incredbile, ma è vera. Al commissariato si erano presentate ben 8 prostitute, denunciando rapine e violenze sessuali raccapriccianti, perpetrate nei loro appartamenti della Versilia. Le rapine mostravano tutte un identico “modus operandi”: portate a termine da un uomo, molto violento che le percuoteva, le legava e poi violentava le malcapitate, portando via tutti i loro averi. La descrizione del rapinatore/violentatore era sempre la stessa: alto 1 metro e 90, robusto ma non grasso, con capelli ed occhi castani, sicuramente di origine rumena, tanto da non esservi dubbi che si trattasse di un unico elemento, da considerarsi un vero e proprio rapinatore seriale, molto pericoloso proprio per l’efferatezza del suo comportamento. Otto i casi in un anno circa. Fino all’ultimo. Le indagini condotte dal personale della Squadra Anticrimine del Commissariato di Viareggio hanno preso una svolta importante a fine marzo, quando la polizia era riuscita a risalire all’identità dello Stanciu, le cui caratteristiche fisico somatiche corrispondevano perfettamente con quelle delle descrizioni fornite dalle prostitute. Ma non fu facile risalire al soggetto, non essendo il mostro un personaggio noto alle forze dell’ordine. Le impronte digitali lasciate nelle case delle vittime, infatti, risultavano ignote. Lo Stanciu non era mai stato fermato, identificato o fotosegnalato. Poco prima dell’arresto, e sicuri che una delle prostitute fosse nelle mani del rapinatore ed un intervento immediato avrebbe potuto esporla a maggior pericolo – da quanto denunciato dalle altre 8 vittime il maniaco era solito, prima di entrare in azione, andare in bagno a lavarsi le mani, scusa questa per dare un’occhiata in giro e vedere che nella casa non ci fossero altre persone -, i poliziotti avevano deciso di rimanere appostati al fine di bloccare il rapinatore al momento della sua uscita. E cosi è andata: appena l’uomo è uscito dal palazzo è stato bloccato prima che si dileguasse. Con se aveva il provento della rapina, una valigia con all’interno  vestiti e biancheria della vittima, un computer portatile e la somma di circa 300 euro in contanti. Saliti nell’appartamento della prostituta, che gridava disperata, gli uomini dell’Anticrimine avevano trovato la poveretta “incaprettata” nuda sul letto, piena di lividi e con un paio di slip in bocca. Nel corso della perquisizione dell’abitazione dello Stanciu erano stati rinvenuti molti oggetti provento delle precedenti rapine: borse, effetti personali, profumi, trucchi, soldi, cellulari, tv, computer, tablet e gioielli. Tra gli strumenti di tortura, il mostro, usava un gatto a nove code e il teiser, un “marchingegno” diabolico, con gli effetti dell’elettrochoc.

 

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