Shoah: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”

VIAREGGIO – “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”.

Questo il discorso integrale del sindaco Giorgio del Ghingaro al Comsiglio Comunale straordinario di oggi, nel giorno della Memoria:

“Voglio partire da questa frase di Primo Levi per celebrare con voi questo 27 gennaio. Una frase che in poche parole sintetizza due concetti fondamentali: la memoria e la responsabilità.

Partiamo dall’inizio. Gli ebrei ebbero come principale crimine la nascita: l’esistere fu il crimine ebraico.

E tutto lo sforzo della Shoah fu concentrato nell’annullare la loro esistenza. Di più: annullarne il ricordo e il fatto stesso che un tempo, quelle persone, fossero vissute.

E fu un lavoro minuzioso, scientifico quasi, e tutto sommato semplice. Perché bastò trasformare nomi e cognomi in numeri. Alcune cifre tatuate sulla pelle presero il posto delle identità: nascosero professioni, studi fatti, viaggi intrapresi. Matrimoni, famiglie, amori.

Un lavoro talmente ben fatto che anche i superstiti per la forza di quel numero non sono più riusciti a ritrovarsi davvero, e per molto tempo, troppo, è servito a far tacere le coscienze.

Furono numeri, non persone, ad essere trasportati, imprigionati e poi tatuati. Infine uccisi. E poi fatti scomparire.

Ora io vi chiedo, traduciamo i numeri in persone. Chiamiamole per nome, raccontiamo le loro storie.

A poco a poco i testimoni vanno scomparendo: qui si inserisce il compito, arduo, delle istituzioni certo, ma anche e soprattutto delle agenzie formative.

La scuola, i giornali, la famiglia, gli intellettuali. Adesso è il momento, di trasformare il ricordo di chi ha visto e ha voluto raccontare, in memoria collettiva. In questo momento cruciale, con le nostre urgenze dell’attualità.

E’ vero che quando si parla di vittime si tende sempre a vederle come un unico corpo indefinito. Così per i profughi che muoiono nei barconi alla deriva, così per gli attentati che hanno colpito in questi mesi le città di tutto il mondo.

Sta a noi fare uno sforzo ulteriore e pensarli come persone e per ogni persona immaginarne il corollario di sogni, speranze e affetti.

Con il passare del tempo però quest’operazione diventa sempre più difficile. Per un effetto credo inevitabile del sovrapporsi delle immagini, succede che l’empatia scompare e le celebrazioni rischiano di trasformarsi in ritualismo sterile.

Dobbiamo tenere viva la memoria, senza confinarla nel lato buio di un fanatismo. Dobbiamo fare in modo che queste celebrazioni non siano simbologia vuota e disincarnata. Perché la Shoah è stata carne viva, è stata persone. Uomini e donne veri.

Nel museo di Auschwitz sono conservati dei giocattoli. Bambole che per la loro stessa esistenza sono oggi testimoni, loro malgrado, di quella normalità che era andata in frantumi.

Sono esistiti davvero bambini in quei vagoni inumani. E poi davvero sono stati abusati e uccisi.

E davvero avevano occhi per sorridere e mani per stringere al petto quelle bambole per consolarsi di una notte troppo buia o di un rumore che metteva paura.

Leggendo i giornali in questi giorni sono venuto a conoscenza, come credo molti di voi, della storia di Luciana Pacifici: aveva solo 8 mesi, era nata a Napoli, ma figlia di un viareggino e catturata a Cerasomma, Lucca. Di fatto la vittima più piccola della Shoah nella nostra città.

Questo consiglio ha approvato nei mesi scorsi una delibera nella quale si chiedeva di intitolare alle donne alcune strade del Comune. Ecco oggi, io vi chiedo, che la prima strada venga intitolata alla piccola Luciana.

Una proposta che spero venga accolta e realizzata il più presto possibile. A dimostrazione che Viareggio non dimentica e non massifica il dolore. E che i viareggini, come quei bambini che stringevano fra le mani le bambole della loro identità, tengono stretta al petto la loro storia”.

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