Sparatoria al Varignano, la difesa chiede l’assoluzione: rinviata la sentenza

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VIAREGGIO  –  ( di Letizia Tassinari ) – Nesssuna sentenza per la sparatoria del Varignano.  Mattinata di arringhe difensive, protrattesi per ore, con le quali gli avvocati degli imputati hanno chiesto non solol’assoluzione ma anche il dissequestro dei beni. Il giudice Annarumma ha accolto la richiesta di controrepliche avanzata dal pm Aldo Ingangi, e il processo è stato rinviato al prossimo 15 gennaio.

Non più tentato omicidio, il capo di imputazione è infatti stato derubricato in lesioni gravi. E estorsione. Alla scorsa udienza di discussione, in rito abbreviato, nell’aula collegiale del Tribunale di Lucca,  presidente del Collegio Annarumma nella sua requisitoria l’accusa aveva chiesto 10 anni di condanna per Vincenzo Saetta e il cognato Alessandro Discetti, 8 per Angelo Pizzi e 6 per Marco Saetta. La vicenda, nota alle cronache, per la quale sono finiti alla sbarra Vincenzo Saetta, il fratello Marco,  il cognato Alessandro Discetti e Angelo Pizzi, difesi dagli avvocati Massimo Landi, Eriberto Rosso, Giogio Nicoletti e Emanuele Ciappi, riguarda la sparatoria avvenuta il 25 settembre del 2011 in via Paladini al Varignano.  I quattro finirono in manette, per mano della Squadra Mobile diretta da Virgilio Russo, all’alba del 28 febbraio dello scorso anno accusati di aver gambizzato Stefan Petrovici, 35enne residente a Viareggio e del connesso reato di porto in luogo pubblico di arma comune da sparo. Alessandro Discetti e Vincenzo Saetta furono accusati anche di rapina, lesioni personali e porto di oggetti atti ad offendere, per una aggressione in danno del medesimo cittadino rumeno, avvenuta il giorno precedente e per analogo movente. “Nello specifico – aveva spiegato Virgilio Russo –  ad esplodere i sei colpi con una pistola calibro 7,65 contro l’ autovettura lato guida condotta dal Petrovici , dei quali tre colpirono alle gambe la vittima, che fu sottoposta ad intervento chirurgico d’ urgenza presso l’ Ospedale Unico della Versilia di Lido di Camaiore,  fu materialmente Alessandro Discetti, considerato il “picchiatore” del gruppo criminale, a bordo di un motoveicolo guidato da Angelo Pizzi,  su mandato di  Vincenzo  Saetta e con l’ appoggio logistico del fratello Marco”. “Il delitto – aveva aggiunto il dirigente della squadra mobile di Lucca –  era stato pianificato ed eseguito dal vertice del clan Saetta per punire la vittima del mancato pagamento di un’ autovettura Mercedes ML bianca, presa in leasing da uno zio dei Saetta presso una società di Firenze, consegnata al Petrovici dietro corrispettivo di 17.000 euro. Cifra, questa, non pagata, scatenando l’ ira dei Saetta che avevano dapprima malmenato il rumeno in piazza Carlovy Vary a Viareggio, per poi deciderne l’ indomani una punizione più incisiva atteso che il medesimo, dopo essere stato percosso e rapinato di una catenina d’ oro dal duo Saetta-Discetti, aveva “osato” recarsi sotto casa del boss con alcuni suoi connazionali, danneggiandogli un’ autovettura e minacciandolo platealmente”.

Sparatoria al Varignano 2 foto di Letizia Tassinari

La sparatoria avvenne in pieno giorno, al quartiere Varignano: sangue in terra e scene da vero Bronx. L’agguato si era consumato intorno alle 16.30 ai danni di una Bmw X5 nera condotta dal 35enne di origini rumene. L’automobile stava percorrendo via del Forcone in direzione monti-mare quando, secondo una prima ricostruzione, all’altezza del centro sportivo Vasco Zappelli sarebbe stata affiancata da un motorino. In un primo momento era da chiarire in quanti fossero i passeggeri del ciclomotore, e chi avesse premuto il grilletto. Mentre da subito fu cosa certa che erano stati sei i colpi da arma da fuoco quelli esplosi e che avevano centrato la portiera sinistra, lato guidatore, all’altezza del sedile. Tre erano andati a segno, ferendo alle gambe il conducente che aveva continuato la sua marcia per qualche metro, fermandosi poi all’incrocio con via Paladini davanti alla stradina che porta alla chiesa del quartiere. “Abbiamo sentito i sei colpi – avevano affermato alcuni abitanti arrivati per primi sul posto -, e sul momento abbiamo pensato a dei petardi, poi però abbiamo visto aprirsi la portiera, letteralmente crivellata dai colpi, e l’uomo cadere a terra in una pozza di sangue e abbiamo subito chiamato il 118”. A trasportare il 35enne al pronto soccorso in codice giallo era stata un’ambulanza della Misericordia, ma la vittima, seppur ferita a entrambe la gambe, non versava in gravissime condizioni e non era in pericolo di vita. Sul posto erano immediatamente confluite le volanti del commissariato e gli uomini della polizia scientifica e della squadra mobile, mentre l’intera zona era stata interdetta al traffico dagli agenti della polizia municipale. Tutto l’isolato fu transennato, per effettuare i rilievi e raccogliere ogni elemento utile alle indagini. La caccia a chi aveva sparato era subito partita, con un compito, quello affidato all’epoca agli inquirenti, di chiarire i contorni di tutta la vicenda. Anche se le modalità dell’assalto armato non avevano lasciato molti dubbi, e da subito fu chiaro che si era trattato di un tentativo di intimidazione. Tra tutti i residenti del quartiere popolare nella prima periferia di Viareggio fu forte l’inquietudine per questo episodio particolarmente grave e violento, atipico, fino a quelo momento, nella nostra città: la sparatoria era infatti avvenuta sotto la luce del sole, e soprattutto ad un ora in cui i bambini e gli adolescenti circolano per la strada, anche da soli, chi per andare alla palestra del centro sportivo o al campo di calcio, chi per giocare nei giardini o andare al catechismo.

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