Sparatoria in Darsena, il Gip chiede il giudizio immediato per Nicola Guidotti

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VIAREGGIO – ( di Letizia Tassinari ) – Sparatoria in Darsena: il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Lucca, Riccardo Nerucci, ha disposto, oggi, il giudizio immediato per Nicola Guidotti.

Quatto colpi di pistola, sparati a sangue freddo, e il fratello Mario Guidotti, 51 anni, lo scorso 20 giugno, era morto sul colpo. A fare fuoco, con un revolver regolarmente detenuto, era stato il fratello Nicola, titolare 59enne del Mezzo Marinaio, il noto ristorante a fianco del Palazzetto dello Sport sulla via Salvadori, a un passo dal “vialone”. Sirene spiegate e lampeggianti accesi, oltre a Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili Urbani e Capitaneria di Porto, sul posto erano confluiti i mezzi del 118 con il personale sanitario che aveva tentato il tutto per tutto per cercare di salvare la vita dell’uomo accasciatosi sull’aslfalto in una pozza di sangue. Ma tutto era stato inutile. I proiettili avevano colpito a morte nel torace e alla testa la vittima, freddata sul colpo. Un litigio al telefono poco prima, per motivi di lavoro, sarebbe stato la scintilla che ha portato alla mattanza. Mario era in Passeggiata davanti a Mondo Disco, e chi lo aveva visto, una mezz’ora prima degli spari, aveva raccontato di averlo sentito gridare al cellulare: “Mi raccomando prendi bene la mira”. Arrivato al ristorante, la discussione era poi proseguita nel locale con il fratello Nicola che gli aveva sparato con la pistola – un revolver regolarmente detenuto nel ristorante, per difendersi dai ladri, che negli anni hanno preso di mira più volte il locale –  mentre cercava di fuggire in sella ad una Vespa 50 rossa. Uno, due, tre, quattro colpi, sparati uno dopo l’altro, quando il corpo di Mario era ormai a terra. Come in un raptus, di follia estrema. Nicola Guidotti, che dopo aver sparato in mezzo alla strada affollata di auto e persone in bicicletta che intorno alle 18.30 tornavano a casa dalla vicina spiaggia, aveva tentato la fuga in Pineta, ma era stato preso, ammanettato, caricato su una volante della Polizia e portato via e all presenza del difensore di fiducia, l’avvocato Massimo Landi, era stato poi ascoltato negli uffici del Commissariato dal Pubblico Ministero Antonio Mariotti, arrivato da Lucca.  “Ho sparato a mio fratello”, aveva confessato prima di essere trasferito in cella al carcere di Lucca dove tuttora si trova. E prima di uccidere il fratello avrebbe detto ai dipendenti: del ristorante “Ora camminate da soli”. Una frase, questa, “sibillina”, anche se non è escluso che si riferisse all’intenzione di lasciare definitivamente l’attività, visti i continui litigi tra i due. L’omicida era o no capace di intedere e di volere quando ha sparato al fratello uccidendolo? I risultati della perizia psichiatrica di Nicola Guidotti,  che si era conclusa lo scorso 8 settembre nel carcere di San Giorgio a Lucca, furono resi noti il 18 ottobre: il professor Mauro Mauri, consulente incaricato dal pm Antonio Mariotti, aveva riconosciuto “il grave quadro patologico e emotivo in cui si è svolto il gravissimo reato”. Scriveveva, infatti, lo psichiatra: ” “…Il gesto omicida, occorso in un quadro emotivamente scompensato, sembra la risultante di un logorio durato anni e che è divenuto un’esasperazione,
tanto da non permettere al periziando di vedere un’altra via d’uscita in quei momenti…”. Il professor Mauri, nella sua perizia, aveva inoltre ritenuto che “…al momento dei fatti, il periziando fosse affetto da una condizione di infermità mentale, tuttavia non tale da ridurre grandemente o da escludere la capacità di intendere e di volere…”. Insomma, conclusioni molto importanti anche a favore dell’indagato, per inquadrare bene la gravissima vicenda di cui è processo. Peraltro, lo psichiatra aveva afferma che “…sulla base del racconto…sembra da escludere la premeditazione…”. I consulenti della difesa, dottori Alberto Petracca e Roberto Branconi, avevano convenuto però che, al momento del fatto, essendo il Guidotti ” affetto da una condizione di infermità mentale…” potesse trovarsi ad agire in uno stato in cui la capacità d intendere e di volere fosse almeno grandemente scemata.

Accusato di omicidio volontario aggravato, per lui il Gip ha disposto il giudizio immediato. Al vaglio della difesa, affidata agli avvocati Massimo Landi e Riccardo Carloni la richiesta, da formulare nel prossimi giorni, di rito abbreviato. i

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