Stalking, l’assilare molesto: se ne parla al Lobster russian corner di Forte dei Marmi

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FORTE DEI MARMI  – Stalking, l’assilare molesto. E sul reato, odioso,  e i suoi profili penali sarà il Sostituto  Procuratore della Repubblica di Massa  Dottoressa Alessandra Conforti a parlarne, assieme al primario di Psichiatria del “Vesilia”, nonchè docente all’ateneo pisano, professor Mario di Fiorino

Il concetto di stalking, di origine inglese, è entrato ormai a far parte del nostro linguaggio ed è di uso piuttosto comune in vari ambiti tra cui quello psichiatrico, psicologico, criminologico e giuridico. Esso si riferisce ad un particolare fenomeno che rientra a tutti gli effetti a far parte della più ampia categoria delle forme di violenza. Letteralmente può essere tradotto con l’espressione “fare la posta”, in riferimento proprio al carattere persecutorio ed ossessivo con cui si presenta, e si caratterizza per un insieme di comportamenti, indesiderati e molesti, pedinamenti visivi o fisici diretti ad un soggetto ben preciso e messi in atto con lo scopo di controllare, contattare o spaventare la persona oggetto delle attenzioni.
Il fenomeno (pur essendo già presente e circoscritto prevalentemente all’ambito familiare) ha acquisito una certa rilevanza a livello mediatico soprattutto a partire dal 1982, quando l’attrice Theresa Saldana fu accoltellata a Los Angeles da un ammiratore; nel 1989 la stessa sorte è toccata ad un’altra attrice americana, Rebecca Schaeffer, uccisa proprio da uno stalker (California Penal Code § 646.9). E’ a partire da questi episodi piuttosto eclatanti che sono state emanate in America e in alcuni paesi europei le prime leggi volte a disciplinare il reato di stalking. Gli studi epidemiologici sull’argomento hanno dimostrato, però, che la maggior parte degli episodi di stalking non avvengono all’interno del mondo dello spettacolo e delle celebrità, bensì nell’ambito della violenza domestica.
Visto il carattere persecutorio e le gravi conseguenze in termini psicopatologici che può causare, la sindrome del molestatore assillante si configura come un vero e proprio comportamento criminale, intimidatorio e di terrore psicologico (Gargiullo e Damiani, 2008). Costituisce un quadro sindromico determinato da una comunicazione patologica all’interno di una relazione che vede, quindi, centrale il rapporto tra molestatore e vittima (Curci et al., 2003); si delinea per una serie di attività che sfumano in comportamenti socialmente accettati e ritenuti normali (quali possono essere tentativi di riconciliazione tra due ex partner) ma, se questi diventano persistenti nel tempo, pervasivi e indesiderati, possono richiamare l’attenzione di un clinico oltre a quella di un legale (Giorgi, Mininno, 2007).
E’ possibile individuare i tre elementi costitutivi del fenomeno e cioè: l’attore (stalker), colui che individua la persona su cui riversare le proprie attenzioni e per la quale sviluppa un’intensa polarizzazione ideo-affettiva, basata su una situazione reale oppure immaginata (in base alla personalità dello stalker e alla sua capacità di mantenersi in contatto con la realtà); una serie di comportamenti con carattere di sorveglianza e/o di comunicazione e/o di ricerca di contatto, connotati da intrusività, insistenza e ripetizione, ai quali corrispondono diversi tipi di risposte; la vittima individuata dal molestatore (stalking victim) che percepisce tali comportamenti come sgraditi ed intrusivi, associandoli ad una forte sensazione di minaccia e di paura (Galeazzi, Curci, 2001). Il tutto si svolge sotto una forte pressione psicologica legata al comportamento del molestatore e sotto il terrorismo psicologico e i relativi vissuti angosciosi
indotti nella vittima.
I comportamenti con cui può essere espresso sono diversi. Secondo il Model Stalking Code Advisory Board (2007) è possibile individuarne alcuni tra i più comuni:

–    violazione della privacy;
–    molestie sul posto di lavoro;
–    invio di lettere, e-mail, biglietti indesiderati a qualsiasi ora del giorno e della notte;
–    invio di oggetti o di regali non desiderati;
–    riproduzioni di scritte sui muri riguardanti la vittima;
–    gesti vandalici (ad es. danneggiamento di beni);
–    introdursi furtivamente nella casa della vittima;
–    pedinamenti della vittima con l’intento di violentarla;
–    aggressioni fisiche e/o verbali;
–    umiliazioni, screditamento della vittima;
–    utilizzo di una terza persona (anche bambini) per adescare la vittima, tormentarla o         sorvegliarla;
–    uccidere un animale di proprietà della vittima;
–    rubare o leggere la corrispondenza della vittima;
–    investigare su come la vittima trascorre le giornate.

Per informazioni 335 5915619

 

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