Stop agli arresti domiciliari, e via il braccialetto elettronico: Remorini torna libero

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VIAREGGIO – ( di Letizia Tassinari ) – Massimo Remorini torna libero. Da oggi non è più agli arresti domiciliari,  e i Carabinieri della Stazione di Viareggio, diretti dal maresciallo Raffaele Ferraro gli hanno tolto il braccialetto elettronico.

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L’atto, a firma del giudice per le indagini preliminari di Bologna, dottor Andrea Scarpa, è infatti stato notificato questa mattina all’avvocato Massimo Landi, del Foro di Lucca, che giorni addietro aveva chiesto la revoca della misura cautelare.

“Preso atto del parere espresso dal Pubblico Ministero, pervenuto a questo Ufficio il 18 settembre 2014 – si legge nell’ordinanza -, ritenuto che, in considerazione del tempo trascorso dall’originaria misura cautelale della custodia in carcere e dell’effetto deterrente conseguente all’ avvenuta restrizione della libertà personale, il pericolo di ricaduta nel reato sia sicuramente ridimensionato e che dunque possa essere adeguatamente arginato anche con una misura meno gravosa, quale quella dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria con cadenza giornaliera. Tale misura, proporzionata alla gravità del fatto, consentirà all’indagato una ampia libertà di movimento (inclusa quella di svolgere attività lavorativa) ed al contempo sarà comunque utile al fine di esercitare un controllo da parte dell’autorità sulla condotta di vita tenuta dal medesimo”.

Era il 14 di aprile quando Remorini era prima finito in carcere, a pochi giorni dall’apertura del processo in Corte d’Assise a Lucca  che lo ha visto imputato di omicidio, distruzione e occultamento di cadavere, oltre che per circonvenzione di incapace, maltrattamenti e truffa, nella vicenda della scomparsa di Velia Carmazzi e sua madre Maddalena Semeraro, e poi ai domiciliari, con l’obbligo di bracciale elettronico, per una rapina commessa a Imola la cui indagine aveva visto impegnati polizia e carabinieri della cittadina romagnola, con agenti del commissariato di Viareggio, Squadra Mobile di Lucca e militari dell’Arma della Compagnia viareggina che avevano  eseguito l’ordinanza di custodia cautelare. Remorini, secondo gli inquirenti, avrebbe messo a segno un colpo in banca, con altri due soggetti, entrambi siciliani di Catania, uno dei due residente a Imola, che aveva fruttato un bottino di 37mila euro. Erano le 14.45 del 17 febbraio scorso quando, secondo l’accusa, i tre sarebbero entrati nell’istituto di credito ex Banca di Romagna ora Cassa di Risparmio di Cesena, in via Orsini, apparentemente non armati, guanti alle mani e passamontagna in testa, e dopo aver minacciato la cassiera e inferto un pugno al volto a un altro dipendente impegnato a ricaricare il bancomat, si sarebbero impossessati del denaro contante contenuto nella cassaforte, che era aperta, per poi fuggire a bordo di uno scooter e di una moto, ritrovati poco distante dagli agenti della Squadra Volante e dai carabinieri del Radiomobile. “Sono entrati da una porta laterale – aveva spiegato il dirigente del commissariato di polizia di Imola, dottor  Sergio Culiersi -, utilizzando una chiave”.

Massimo Remorini, fa sapere l’avvocato Landi, da oggi avrà il solo obbligo di presentarsi presso la stazione carabinieri tutti i giorni di ogni settimana in orario compreso tra le ore 9.00 e le ore 10.00.

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