Strage di Viareggio: il dolore in aula

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Il dolore in aula, questa mattina alla nuova udienza del processo per la strage di Viareggio. Tra i testi dell’accusa, oggi,  Cristiano Falorni, fratello Andrea, morto bruciato in quella notte di fuco infernale, che non ha retto al ricordo, tanto che il giudice Gerardo Boragine ha dovuto interrompere la sua deposizione.  Non ha retto difronte ai ricordi drammatici di quando, informato di quanto era appena accauduto, si era precipitato in via Ponchielli,  trovando l’inferno. La casa del fratello era stata cancellata, rasa al suolo dalle fiamme, e nonostante il corpo sia stato cercato a lungo, da pompieri e polizia, mai è stato ritrovato. Solo un piccolo resto, che l’esame del Dna attribuì ad Andrea Falorni.

Poi è stata la volta di Marco Germani e Isabella Baldi, che  abitavano al primo piano di un piccolo palazzo in via Ponchielli, riusciti a fuggire dopo la prima esplosione.  Come i genitori di lui, fuggiti dal cortile interno.  Vivi, nonostante le ustioni, e un lungo periodo in ospedale. “Mi sono salvata fuggendo verso la Pam – ha detto la Baldi dal banco dei testimoni -, quella parte mi sembrava libera dalle fiamme”. “C’era un muro di protezione dalla ferrovia?”, le ha chiesto il pubblico ministero. “No, era un muretto basso, che arrivava al ginocchio”.

Il processo è stato aggiornato a mercoledi 9 luglio,

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