Strage di Viareggio, tra i testi Favilla e Baccelli

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VIAREGGIO – Mauro Moretti ad di Fs, o padre padrone di ogni cosa accadesse in tutte le aziende del gruppo? La domanda è stata il tema dominante dell’udienza di oggi al processo per la strage di Viareggio del 29 giugno 2009, con i legali di parte civile che hanno chiamato al banco dei testimoni personaggi istituzionali per chiarire al collegio giudicante quale fosse il ruolo di Mauro Moretti. Primo tra tutti l’ex assessore provinciale alla Protezione Civile Emiliano Favilla: “Mi ricordo che Moretti, nonostante la presenza di collaboratori, dirigenti e funzionari interveniva su ogni questione tecnica. Si parlava, ad esempio, di spostare la sottosezione elettrica o di come sostituire la passerella pedonale distrutta. Si’inalberò quando posi il problema della sicurezza, e rispose che non esisteva un problema sicurezza nelle ferrovie e accalorandosi sempre di più disse che avrebbe licenziato i ferrovieri che avessero posto il problema. A tale riguardo fece espressamente il nome di Riccardo Antonini”. Ferroviere che, poi, fu licenziato. Il presidente della Provincia Stefano Baccelli ha poi ricordato che l’ad Mauro Moretti entrò nell’unità di crisi istituita il giorno dopo la strage: “Era lui l’unico interlocutore di Fs e affermò che non erano responsabili e che non avrebbe neppure attivato le sue assicurazioni”. Lungo botta e risposta durante la deposizione di Baccelli con la difesa, con toni accesi soprattutto quando Baccelli ha affermato che la strage di Viareggio, nella provincia di Lucca, è stata ancora più grave di quelle naziste, tanto che lo stesso presidente del collegio giudicante, il giudice Gerardo Boragine, ha dovuto invitarlo ad “abbasare i toni”. Tra i testi anche Mario Salvadori, della Filt Cgil.

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