Strage: e nell’aula calò il silenzio, e il dolore

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VIAREGGIO – ( di Letizia Tassinari ) –  E nell’aula calò il silenzio, e il dolore. A parlare, dal banco dei testimoni, oggi al Polo Fieristico, è stata Daniela Rombi, presidente dell’associazione “Il Mondo che vorrei” e mamma di Emanuela Menichetti, una delle 32 vittime di quella notte di inferno, il 29 giugno 2009, quando il treno deragliato in Stazione a Viareggio seminò distruzione e morte. “Dal giorno in cui è accaduto il disastro – queste le sue parole -, e fino a quando è morta Emanuela, sono trascorsi 42 giorni: in quell’arco di tempo sono rimasta sempre davanti alla stanza del Centro Grandi Ustionati dell’ospedale di Pisa, facendo anche l’uncinetto, sperando che mia figlia ce la facesse. E pensare che quella maledetta sera, quando mi telefonò dall’ospedale Versilia Emanuela mi disse: mamma, non preoccuparti, vicino a noi c’è stato un grande incendio. Ora mi portano a Pisa”. Il racconto di un dramma, con parole vere, di ricordi, e poi il presente: “Non riesco più a cucinare le bracioline e gli zucchini fritti, erano il suo piatto preferito e lo preparavo il venerdì sera. Ho continuato per molto tempo ad apparecchiare per tre persone. Dal giorno in cui è morta Emanuela, la mia vita è cambiata. Sono ancora in cura, ho bisogno di prendere pasticche per andare avanti. Non ho accettato le proposte di risarcimento da parte delle assicurazioni per uscire dal processo. Io voglio essere presente fino in fondo e vedere che la verità venga fuori”. Una mamma coraggio, Daniela Rombi, che vuole giustizia e che all’udienza ha pure letto alcuni passi del diario di quel mese e mezzo trascorso al capezzale della figlia, con la speranza che sopravvivesse, nonostante che il primario le avesse detto del pericolo di morte, avendo ustioni sul 98% del corpo. Un dolore, il suo, che è lo stesso dello zio di Emanuela, fratello di Daniela, e di tutta una città, Viareggio, che questa tragedia immane, per ora senza colpevoli, non sarà mai in grado di accettarla, e di dimenticarla. “I treni non scoppiano, deragliano”, ha aggiunto Daniela Rombi.  “Ascoltarla è stato doloroso”, le parole sono quelle di Gloria Puccetti, ex vice sindaco di Viareggio e amica di Daniela, che il 12 novembre del 2004 perse il figlio Matteo Valenti, anche lui 23enne come Emanuela, morto per le gravi ustioni riportate nel rogo della fabbrica dove lavorava da pochi giorni come apprendista.
Un giorno, quello di oggi al processo, che ha visto salire sul banco dei testimoni anche Vincenzo Orlandini e Lucia Pucci, marito e moglie. La donna, nella notte dell’apocalisse di fuoco, quando la cisterna carica di gpl devastà via Ponchielli, distruggendo vite e ricordi,  perse il padre, che viveva assieme alla badante rumena.

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