Strage, in aula ancora dolore nelle testimonianze dei parenti delle vittime

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VIAREGGGIO – La strage di Viareggio ancora una volta in udienza. Dopo Daniela Rombi, oggi è stata la volta di Andrea Maccioni, zio di Luca e Lorenzo Piagentini, i due bimbi di 2 e 5 anni, morti bruciati in quella notte maledetta, che il 4 luglio, cinque giorni dopo, ebbe l’ingrato compito di riconoscere la sorella Stefania Maccioni, mamma dei due piccoli e  anche lei deceduta. Della famiglia rimane solo Marco Piagentini, vivo per miracolo dopo aver trascorso 6 mesi in ospedale a Padova, e l’altro figlio, Leonardo, illeso. “Ho accarezzato quel ‘fagottino’ perché non volevo che fosse solo mentre moriva”. Il racconto è tragico: Lorenzo Piagentini, 2 anni, fu ricoverato al Meyer e lo zio non dimentica quelle immagini: “Ancora oggi ho bisogno di vedere le loro fotografie per ricordarmi come erano, perché tutte le volte che chiudo gli occhi li rivedo sui loro letti d’ospedale completamente trasformati dalle ustioni. Toccò a lui, Andrea Maccioni,  l’ingrato  compito di dire a Leonardo cosa era successo alla mamma e ai due fratellini, e fu l’unica volta che il bimbo grande pianse, come di dire alla nonna che per colpa di quel treno maledetto deragliato in Stazione pochi minuti prima della mezzanotte del 29 giugno 2009, e scoppiato, Stefania e due dei suoi figli, due angeli di pochi anni, erano morti.

Testimonianze, oggi in aula, di chi ha perso affetti cari, Come quella di Silvano Falorni, il cui fratello è stato cercato per giorni e giorni tra le macerie delle case di via Ponchielli, andate in bricioli. Di lui furono ritrovate solo alcune ossa.

 

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