Strage, in aula i ricordi della notte di inferno

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VIAREGGIO – ( di Letizia Tassinari ) – E in aula calò il silenzio. E’ di Stefano Doveri il racconto, tra le lacrime, di quella notte di fuoco, oggi al processo sulla strage di Viareggio. Dal banco dei testimoni, assistito dall’avvocato Graziano Maffei, il cognato di Marco Piagentini e Stefania Maccioni ha ripercorso le ore. Lui, infermiere, appena avuta notizia di quanto accaduto in via Ponchielli, nonostante non fosse di turno, dopo essere corso sul luogo dell’apocalisse si è precipitato in Ospedale, per avere notizie dei suoi cari. Immagini dolorose, quando arrivato vide il corpo del nipotino Lorenzo annerito, e in partenza per il Mayer di Firenze. Poi il dramma: apprendere che nell’auto i Vigili del Fuoco avevano ritrovato, bruciato vivo, il piccolo Luca, mentre Stefania era stata ricoverata gravissima a Cisanello. Entrambi moriranno poco dopo, per le ustioni e a Stefano rimase il compito ingrato, nonostante il suo lavoro, con il cognato e l’altro figlio ricoverati, di dover riconscere le salme. Solo il piccolo Leonardo, illeso, ha dato alla famiglia la forza di andare avanti. Ricordi che fanno male, che non si cancellano. Come quelli di Alfredo Barsanti, anche lui residente nella via “maledetta” che questa mattina al Polo Fieristico ha ricordato di essere vivo per miracolo: era a letto con la moglie quando sentì il frastuono del treno che deragliava, e si affacciò alla finestra, vedendo una nube gialla, enorme, quella del Gpl fuoriuscito dalla cisterna squartata, e poi le fiamme. La coppia uscì di casa dal retro, con in testa della coperte. Tornati indietro dopo ore, a fuoco spento, altro non era rimasto che distruzione e morte. Dolori dell’anima, quelli ricostruiti in Tribunale, come quelli di Marco Domenici, fuggito con i genitori camminando sui tetti, che nessuna sentenza potrà mai guarire. Ma il processo va avanti, alla ricerca di verità e giustizia, con le perizie di chi ha assistito gli scampati per lo stress, lo choc, la depressione, gli incubi mai passati. E un danno evidente, morale e psicologico, su cui le parti civili e la difesa si sono scontrati fino a quando il presidente del Collegio, il  giudice Gerardo Boragine, ha disposto di acquisire al fascicolo le consulenze mediche.

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