Strage, sfilano altri testi: “battibecchi” in aula

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“Abbiamo trovato indizi lungo la rotaia per vedere dov’era passato il convoglio e quello che era successo”. A parlare, sul banco dei testimoni dell’accusa, all’udienza di oggi della strage di Viareggio, è stato “Pollicino” Cremonesi, un’ispettore della Polizia Ferroviaria che ha assistito Angelo Laurino nell’indagine sul deragliamento del treno merci.  “Pollicino” per far capire al collegio giudicante, presieduto dal giudice Gerardo Boragine che il suo lavoro investigativo si è basato sulla ricerca di indizi, anche i piu’ nascosti. Tant’è che dopo la notte di fuoco del 29 giugno 2009, si infilò nella buca sotto il treno, ancora sulle rotaie vedendo, cosi ha riferito in aula rispondendo alle domande del pubblico ministero Salvatore Giannino, lo squarcio della cisterna, per capire cosa lo avesse provocato. E per il teste fu il picchetto, he ancora “luccicava”.

All’incidente probatorio, è storia nota, lo squarcio, secondo i periti, sarebbe stato provocato dalla zampa di lepre: “Recuperando i pezzi — ha affermato il teste – abbiamo stabiliti da dove è passata ogni singola parte del treno. In corrispondenza dello scambio, e quindi della zampa, di lepre, abbiamo ritrovato la boccola e una parte di essa era conficcata nella controrotaia. Significa che il vagone era passato in quel punto”. Verifiche “empiriche, quelle dell’ispettore Cremonsei, anche tramite un regolo, e l’esito fu che le misurazioni non coincidevano  tra squarcio e contro rotaia.

Poi, all’ultima udienza prima della pausa estiva, a parlare è stato Alfredo Zalloco: “Peggio di noi solo nell’est Europa”, ha detto riferendosi alla classifica, nera, di morti in incidenti ferroviari. “Battibecco” dai toni accesi, sul tema,  con la difesa di un imputato di Rfi, tanto che il giudice Boragine è dovuto intervenire per calmare gli animi, dopo aver respinto numerose domande durante il contro esame: “Avvocato, ora sta andando oltre i limiti del suo mandato”. “Il teste è reticente”, ha ribadito l’avvocato Stortoni, ” Nessuna reticenza, il teste è attendibile”, la risposta del magistrato giudicante. Le ferrovie hanno investito in sicurezza, ha rimarcato il legale, ma secondo l’accusa Fs controlla bene i propri treni, ma non quelli che non gli appartengono.

 

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