Tac, prenotazione sine die: il racconto di Marzio Francesconi

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VIAREGGIO – Riceviamo e volentieri pubblichiamo lo scritto di Marzio Francesconi, presidente di Auser Filo d’Argento di Viareggio:

D”evo fare una TAC, vado al CUP e la prima risposta che ricevo è che le TAC si possono prenotare solo presso radiologia al Versilia. Percepisco difficoltà e chiamo telefonicamente radiologia (giorno 5 luglio) la risposta è che non ci sono disponibilità e devo provare a richiamare  tra una decina di giorni. Nemmeno mi viene chiesto se la cosa sia urgente oppure no. Richiamo la USL il giorno 17; prima risposta che devo richiamare (se ben ricordo) tra le 10 e le 12. Richiamo in orario e dopo innumerevoli tentativi mi rispondono dicendomi che devo andare la di persona. Faccio notare che è inutile che mi muova senza sapere se poi sia o non sia possibile prenotare la TAC. La risposta è, ancora una volta, che non ci sono previsioni e che devo richiamare tra una decina di giorni. Nemmeno in questo caso mi viene chiesto se la cosa abbia o meno carattere d’urgenza. Chiedo chiarimenti sul fatto che pare ci sia una norma che superato un certo numero di giorni ci debba essere un rimborso da parte dell’USL. La risposta (un po’ seccata) è che non ne sanno nulla e che comunque posso arrangiarmi a trovare un altro ospedale disponibile visto che facciamo parte di una “area vasta”. Naturalmente non mi viene indicato alcun recapito telefonico o altra informazione utile. Chiamo l’URP della regione per segnalare la disfunzione del servizio, in questo caso gentilissimi, mi rinviano alla segreteria dell’assessore regionale alla sanità che mi comunicano un altro numero telefonico per le segnalazioni; a quel numero non risponde nessuno; richiamo la segreteria che mi assicura che penseranno loro a farmi richiamare per la segnalazione. Sono ancora in attesa …. kafka in confronto è un giovane ottimista. Io in qualche modo, prima o poi, effettuerò la TAC; ma cosa succede se il bisogno è di un anziano o di una persona sola con qualche problema a spostarsi? Chi  l’assiste? Chi l’accompagna in questo inconcludente percorso? E soprattutto cosa penserà quella persona della nostra sanità e della sua situazione personale magari già segnata dalla solitudine?

Mi domando a cosa possano servire le litigate e le discussioni sull’esistenza o meno della società della salute quando poi il rapporto (quello quotidiano e più frequente) tra sanità e cittadino deve passare da questi percorsi Kafkiani. Che ci sia o meno la SDS purtroppo non se ne accorgerà nessuno, ma ormai in migliaia sono invece i cittadini che hanno difficoltà a prenotare un esame od una visita che non sia a pagamento (perché in quel caso la si può fare anche il giorno dopo). In molti ricorrono al privato che poi costa uguale o addirittura meno del pubblico che segna  così il suo fallimento gestionale. Ma che succede a chi non può o a chi ha la pensione minima?

 

Io sono un convinto sostenitore della battaglia agli sprechi ed alle inefficienze, ma qui ormai si può parlare solo di tagli e grossolane inadeguatezze. Bisogna provare per credere. Magari va anche bene l’area vasta, ma a condizione che sia trasparente per il cittadino e soprattutto accessibile. Da troppo tempo si sente parlare di riforme, di aree vaste, di morte e resurrezione delle sds, ma non dei problemi quotidiani e funzionali e le conseguenze sono che un cittadino è costretto a rimanere parcheggiato due giorni al pronto soccorso in attesa di un posto nel reparto. Chi accompagna le persone sole a fare le terapie fuori dal comune? Non la sanità perché magari quel cittadino può ancora a malapena stare in piedi e non i comuni perché è una questione sanitaria. Anni addietro a seguito di un’ondata di caldo la sanità versiliese si mobilitò per costruire insieme al volontariato una rete di assistenza in particolare per gli anziani fragili e soli segnalati dai medici di famiglia (sono gli anziani che più rischiano per gli effetti del caldo). Da allora più niente. Nemmeno in questi giorni di caldo afoso preannunciato da tempo. Sono semplici esempi, certo parziali ma esempi significativi dell’andamento.

 

Le istituzioni sanitarie prevedono organi di rapporto con la società: le consulte ecc. Ne fa parte anche la mia associazione, ma non ricordo da quando (dopo le discussioni sulle presidenze) questi organismi siano stati convocati, interpellati o semplicemente ascoltati. E la conferenza dei sindaci che dice oltre che litigare sulla prognosi della sds?

 

Scrivo queste cose con preoccupazione perché io (la mia associazione come gran parte del diversificato mondo del volontariato socio sanitario) siamo convinti sostenitori che la sanità pubblica ed universalistica sia una delle più importanti conquiste di civiltà della storia recente. In particolare la sanità Toscana che, specialmente per le eccellenze, è una delle migliori nel mondo e non vogliamo tornare indietro. E’ stata una grande conquista costruita tra mille difficoltà, mattoncino su mattoncino, ma ora il rischio è che togliendo uno alla volta quegli stessi mattoncini finisca per crollare tutto”.

 

 

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