Tanti applausi al Caruso per “MoMo in scena”

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TORRE DEL LAGO PUCCINI (di Alberto Pardini) – “L’arte non è ciò che si vede, ma ciò che consenti agli altri di vedere”, così diceva Edgar Degas, una frase che ben racchiude il senso di “MoMo in scena”, lo spettacolo progettato, organizzato e condotto da Mariangela Ghilarducci e andato in scena al Gran Teatro Puccini di Torre del Lago.

In un meltin’ pot di danza, canto, musica, recitazione e la pittura, gli spettatori hanno potuto cogliere preciso e puntuale il messaggio lanciato dalla giovane coreografa: un invito a riflettere sul rapporto odierno che l’uomo e la società hanno col tempo: sempre più frenetico, scandito e lontano da quelli che dovrebbero essere i ritmi dell’individuo che viene letteralmente travolto dal tutto diventando una sorta di automa: un ingranaggio a passo lungo inserito in un meccanismo rapido e corto. Non solo, “MoMo in scena” tocca altri concetti importati quali il gioco e il consumismo, al quale si contrappone il riciclaggio (interessante in tal senso la scelta di impiegare attrezzi di scena e costumi realizzati con materiali riciclati o riadattati) che alla fine altro non è che il ridare tempo ad un qualcosa che non ne aveva più, in modo sostenibile, senza spreco di energie e risorse.

A dominare la scena nello spettacolo è la danza nella sua armonia, nei suoi tempi. In tal senso è stata magistrale la prova dei sette danzatori principali: Giulia Lampredi, Eleonora Di Vita, Leonardo Fumarola, Fabrizio Gallo, Silvia Proietti, Serena Rampon, Francesco Mariottini, e con loro degli allievi della Momo Dance School. Nel finale spazio anche per la stessa Ghilarducci, che ha voluto prendere parte in prima persona alla sua creazione.

Il meccanismo immaginato e messo insieme dalla regista ha ben funzionato, con le singole parti che hanno saputo unirsi in un armonico tutt’uno. La danza, la colonna sonora curata dai giovani musicisti Alessandra Petrucci, Andrea Milano, Davide Santerini, Giorgia Patti e Tommaso Parducci, del gruppo I Ragazzi di Nic, ma anche la voce narrante e penetrante di Elio Germano, la pittura di Isabella Staino, i vestiti di Annalisa Benedetti” e gli attrezzi di scena “Seconda Materia” di Tommaso Maltoni e Silvia Proietti”, tutto si è fuso in un unica entità, lo spettacolo appunto, che ha strappato continui applausi agli spettatori che hanno riempito l’auditorium Caruso. Voci, dipinti, movimenti, musiche e danze riuniti attorno all’idea centrale per cui niente e nessuno è superfluo: come nell’ingranaggio di una macchina complessa, ogni più piccolo elemento ha un proprio ruolo indispensabile.

Il lungo applauso finale ha reso merito al lavoro dei singoli interpreti dello spettacolo, ma anche – e forse soprattutto – al lungo lavoro di cesellatura svolto da Mariangela Ghilarducci nel mettere insieme le parti dello spettacolo, adattandole l’una sull’altra per realizzare quell’unicum da lei immaginato.

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