“Tarabella ladro”, dopo Mungai anche il sindaco di Seravezza insultato sui muri

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SERAVEZZA – “Tarabella ladro”. Dopo Franco Mungai, anche il sindaco di Seravezza Riccardo Tarabella insultato sui muri. Le scritte sono comparse in via Marconi, ovvvero sia in pieno centro. “Il riferimento –  spiega il primo cittadino –  è alle cave di Trambiserra, come scritto nel murales, e devo ancora appurare se la scritta sia rivolta a me, o a un omonimo”.

Scritte diffamatorie sono apparse questa mattina su edifici di proprietà privata nelle vie Marconi e Lombardi, in due diversi punti del centro abitato di Seravezza. Le scritte, molto grandi e ben visibili, tracciate con spray di colore verde, fanno riferimento alla località Trambiserra e contengono offese dirette a due persone nominate con il solo cognome, uno dei quali è “Tarabella”. Pur ritenendo di non essere il destinatario delle scritte, che si suppone possano essere riferite a persone che hanno interessi imprenditoriali nella località citata, il sindaco di Seravezza Riccardo Tarabella ha deciso di presentare oggi stesso formale denuncia contro ignoti presso la locale stazione dei carabinieri “a salvaguardia della propria onorabilità e del ruolo sindacale e comunque per contrastare gli equivoci che dette scritte stanno già favorendo”.
 
«Chiunque sia il destinatario delle offese e quali che siano i motivi che hanno spinto l’ignoto o gli ignoti a tracciare quelle ignobili scritte», ha commentato il sindaco, «condanno con fermezza questi atti spregevoli, fatti a danno non solo dell’onorabilità delle persone, ma della stessa Città di Seravezza. Un episodio che testimonia purtroppo il livello di imbarbarimento raggiunto da certe frange della nostra società, lo scarso rispetto che molti hanno dei loro interlocutori, della proprietà privata e, in generale, dell’immagine dei luoghi. A tutto ciò mi opporrò sempre, continuando a praticare il dialogo e il confronto secondo principi di serietà e di reciproco rispetto. Sono certo che la stragrande maggioranza dei cittadini di Seravezza la pensa in questo stesso modo».


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