Tari gonfiata? Pare che in Versilia ( e in Toscana in genere ) si possa dormire sonni tranquilli

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VERSILIA – (di Valentina Mozzoni) – Da diversi giorni la questione TARI occupa le pagine di tutti i quotidiani e i palinsesti di molte trasmissioni tv.  Più in specifico, si parla dell’applicazione della quota variabile che molti Comuni italiani avrebbero esteso illegittimamente, così ritiene il Mef, anche alle pertinenze delle utenze domestiche (garage, cantina, ecc.). Cerchiamo di chiarire innanzitutto a cosa si riferisce e come si compone questa tassa: la TARI è la tassa destinata a coprire tutti i costi di gestione dei rifiuti urbani e a finanziare i costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati avviati allo smaltimento (raccolta, trasporto, recupero, riciclo, riutilizzo, trattamento e smaltimento, compresa la pulizia delle strade). Essa è suddivisa in due quote, una fissa, legata ai metri quadri dell’immobile e al numero degli abitanti, l’altra variabile, legata soltanto al numero degli abitanti, proprio per proporzionare il tributo alla quantità di rifiuti prodotta. Da ciò si evince che la parte legata al numero degli abitanti, la quota variabile, cambia a seconda del numero degli stessi e non secondo la superficie dell’immobile, per tale ragione va computata una sola volta, considerando l’intera superficie dell’utenza che è composta dalla parte abitativa e dalle pertinenze. Pare, dunque, che i cittadini toscani possano dormire sonni tranquilli in quanto i conteggi effettuati dagli uffici tributi dei Comuni della nostra regione risultano, almeno per la maggior parte, corretti. Un’indagine telefonica ha chiarito che i Comuni versiliesi di Seravezza, Pietrasanta, Stazzema, Forte dei Marmi, Camaiore, Massarosa e Viareggio sono tutti in regola e quindi i calcoli sulla quota variabile non sono stati estesi alle pertinenze. Nessun errore di calcolo nemmeno a Firenze e in tutti i comuni gestiti da Alia, il gestore dei rifiuti  non solo della provincia di Firenze ma anche di Empoli, Prato e Pistoia. Vale lo stesso per Lucca, Livorno, Massa, Carrara, Montignoso, Grosseto, Altopascio, Cecina, Pontedera, Rosignano, San Miniato, Siena, Castagneto Carducci, Arezzo, San Sepolcro, Pisa pur avendo un metodo di calcolo sui generis che la posiziona tra le tariffe più care della regione, insomma, almeno fino ad oggi, salvo il caso di Portoferraio dove invece qualche errore di calcolo pare sia stato commesso, in molti Comuni toscani il computo della quota variabile sembra esser stato eseguito correttamente.

Per maggior sicurezza, il contribuente può comunque verificare la propria posizione già dall’avviso di pagamento: esso, infatti, contiene il riepilogo dell’importo dovuto. Nella parte dove vengono indicate le unità immobiliari con i dati catastali, la superficie tassata, il numero degli occupanti nonché la quota fissa e quella variabile, la quota variabile dovrà  essere tassativamente presente solo per l’abitazione e non per eventuali pertinenze (garage, cantine, ecc.). Nel caso vengano riscontrate anomalie, il cittadino che ha pagato più dell’importo dovuto ha 5 anni di tempo per il ricorso. Il Comune può decidere di compensare la somma dovuta all’utente sulle bollette future o di restituire quanto dovuto entro 180 giorni. Il Comune, però, potrebbe anche non rispondere alla richiesta di rimborso formulata dal cittadino, in tal caso non resta che esperire le strade ordinarie per i ricorsi tributari.

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