Tbc a scuola, dalla Asl rassicurano: “E’ tutto sotto controllo”

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CAPEZZANO PIANORE – ( di Letizia Tassinari ) – TBC alle scuole medie di Capezzano Pianore. Vittima della patologia una insegnante. Ma dalla Asl 12 rassicurano: “è tutto sotto controllo”. L’allarme tubercolosi è scattato meno di una settimana fa quando i bimbi di una classe terza del plesso comprensivo 2 non hanno fatto lezione, di fatto a causa dello sciopero in corso, ma la notizia dell’insegnante ricoverata all’Ospedale Unico “Versilia” ha fatto il giro del paese e creato panico. Nei giorni successivi il personale sanitario del dipartimento malattie infettive diretto dal dottor Stefano Pieroni ha non solo effettuato gli screening sugli studenti, ma anche spiegato alle famiglie il basso rischio di contagio. Le probabilità che i ragazzi della classe possano contrarre la malattia, ha spiegato il dottor Franco Barghini dell’ ufficio Igiene Pubblica di Pietrasanta contattato dalla nostra redazione, non sono alte. Il monitoraggio, e la profilassi, ovviamente proseguono.

Un caso analogo, era il maggio del 2009, avvenne al liceo Chini di Lido di Camaiore, quando ad ammalarsi fu uno studente dell’ultimo anno, che dopo un mese di tosse forte e sangue nei catarri fu ricoverato all’ospedale fiorentino di Careggi con una diagnosi di polmonite tubercolare.

La vicenda odierna di Capezzano Pianore, come quella di cinque anni fa,  non è stata presa sottogamba. Con la tubercolosi il rischio di contagio in ambiente chiuso come lo è una classe è infatti piuttosto elevato. Al contrario che all’aria aperta I bacilli possono essere trasmessi con uno starnuto, o un colpo di tosse, e anche parlando. “I soggetti a rischio contagio sono stati sottoposti all’esame tubercolino intradermico – ha riferito il medico. “Si tratta di una iniezione sotto pelle che nell’arco di settantadue ore rivela la presenza del micro batterio”.  Al momento i risultati non sono noti, ma se qualcuno dovesse risultare positivo, dopo un esame radiografico ai polmoni, inizierebbe la profilassi come da protocollo regionale che prevede una copertura antibiotica, con un farmaco specifico, il Micozid, per qualche mee, oltre a una terapia vitaminica a base di Benadon, per evitare complicanze nefrologiche derivanti dall’assunzione prolungata dell’antibiotico”. “La profilassi semestrale – precisa il dottor Barghini – riduce del 50-55% la possibilità di contrarre la malattia”. Che rimane latente (LTBT) nella quasi totalità dei casi, e solo nella misura del 10% può manifestarsi, il 5% nei due anni dall’infezione, nell’altro 5% in età avanzata”. “Non è il caso di creare allarmismo – raccomanda il medico dell’ufficio Igiene -, la tubercolosi, malattia mai debellata, è oggi guaribile al 100%, e la tendenza negli ultimi dieci anni è comunque in calo”.

Ma che cos’è la tubercolosi? La Tubercolosi è una malattia infettiva provocata dal Bacillo di Koch che colpisce soprattutto i polmoni ma può interessare qualsiasi tipo di organo. Quando l’organismo viene a contatto con il batterio della tubercolosi, vengono prodotti degli anticorpi che tengono sotto controllo il bacillo evitando la manifestazione della malattia; in questo modo il batterio può rimanere inattivo per molti anni, a volte per tutta la vita: questa condizione si chiama “infezione tubercolare” ed è comune al 90% dei soggetti contaminati dal germe tubercolare. Nel 10% dei casi il batterio riesce ad attivarsi, anche dopo diversi anni dal contagio, di norma accade quando il sistema immunitario si indebolisce, e la tbc si manifesta nel soggetto contagiato. I sintomi nella maggior parte dei casi sono tosse prolungata, catarro con a volte segni di sanguinamento, perdita di peso, stanchezza persistente, febbre, sudorazione notturna e inappetenza. Si guarisce dalla Tbc? Con le terapie di oggi si, e al 100%, anche se la cura è lunga. La tubercolosi è una malattia fortemente associata alle condizioni in cui vivono le persone. L’abbassamento delle difese immunitarie, infatti, può dipendere dal fatto di vivere in condizioni igieniche molto scarse e di soffrire di uno stato di malnutrizione e cattive condizioni generali di salute. Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, per esempio, le decine di milioni di rifugiati che vivono in condizioni molto precarie in diversi Paesi del mondo, a seguito di guerre o di catastrofi naturali, sono a rischio molto alto di sviluppare la malattia. La necessità di tenere sotto controllo la Tbc nei campi profughi e rifugiati, soprattutto in zone dove l’incidenza della malattia è già molto alta come in Africa, costituisce quindi una priorità assoluta.

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