Torna la danza di Aterballetto al festival de la Versiliana

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MARINA DI PIETRASANTA – Due coreografie in scena per la serata di danza che vede protagonista al 35° Festival La Versiliana  la compagnia Aterballetto sabato 2 agosto alle 21,30.

La prima parte, Don Q., che vede in scena tutta la compagnia, è dedicata al personaggio di Don Chisciotte che il coreografo Eugenio Scigliano reinterpreta facendone emergere lo spaesamento umano e la necessità di non abdicare ai propri ideali anche se la realtà congiura per soffocarli. Nella Spagna di Don Chisciotte che stava mutando rapidamente, che stava abbandonando le sue regole e i suoi valori, il protagonista combatteva l’angoscia e l’incertezza di tempi rozzi e confusi restando fedele ai suoi sogni e al suo codice morale e regalandone i segreti al suo amico Sancho. Allo stesso modo, in un periodo altrettanto disorientante e dettato da mutamenti repentini e francamente oscuri, il Cavaliere di Scigliano viene a incarnare l’essenza dell”essere artista’, rivendicando il potere della sensibilità e la sua missione di “ tener desto -nonostante tutto- il senso di meraviglia nel mondo”.

Quello di Don Chisciotte è un tema frequentato dalla danza di cui esistono molti adattamenti. In questa rivisitazione le coreografie sono costruite su musica spagnola dal XVII secolo fino ai giorni nostri e sulle composizioni del finlandese Kimmo Pohjonen.

 La seconda parte dello spettacolo è costituita dalla coreografia Rain Dogs ideata da Johan Inger, per nove danzatori, su musiche di Tom Waits, un’analisi sulla solitudine e lo smarrimento affrontata con varie sfumature che vanno dalla drammaticità all’ironia, dalla leggerezza alla disperazione. Si parte dall’immagine di un cane messo in difficoltà dalla pioggia caduta all’improvviso che ha cancellato ogni traccia olfattiva di cui l’animale si serve per orientarsi: quando la ricerca di un senso perde ogni punto di riferimento, l’incertezza e il disorientamento sembrano rendere impossibile il ritorno a casa, a ciò che era e che non è più. Il tentativo di ritrovare la via in una sorta di “ scivolosa crisi d’identità” diviene condizione esistenziale. “Ho pensato che se fossi riuscito a catturare anche solo un po’ di tutto questo allora, forse, sarei riuscito a fare ciò che volevo” Johan Inger.

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