Villa Argentina apre le porte alla stampa

0

VIAREGGIO – Mentre ancora fervono gli ultimi preparativi in vista dell’approssimarsi dell’inaugurazione ufficiale, si è svolta questa mattina l’anteprima dedicata alla stampa per mostrare Villa Argentina quasi del tutto ultimata. La presentazione dell’imponente opera di restauro condotta dalla Provincia di Lucca è avvenuta alla presenza del presidente della Provincia Stefano Baccelli, del presidente del Consiglio provinciale di Lucca Andrea Palestini, della direttrice dell’ultima fase dei lavori di restauro Marta Giannini, della restauratrice Veronica Hartman, e della nipote di Galileo Chini, Paola Chini.

Ormai manca davvero pochissimo: domenica alle 15,30 Villa Argentina aprirà le sue porte ufficialmente e per la prima volta nella storia di Viareggio alla cittadinanza. Per l’occasione saranno previste visite guidate per ripercorrere, attraverso anche una sala dedicata, la storia del lungo e accurato restauro.

Esempio di Liberty italiano – che mostra sulla facciata una delle più significative pannellature in ceramica realizzata da Galileo Chini – Villa Argentina viene restituita alla città come edificio pubblico, spazio aperto per iniziative, mostre e incontri, grazie ai lavori condotti dalla Provincia di Lucca, che dell’immobile è proprietaria e sull’immobile ha investito 5,5 milioni di euro, dal 2001 a oggi, con il sostegno del Ministero dei Beni Culturali e della Regione Toscana.

( Foto di Iacopo Giannini )

Dapprima abitazione privata, poi pensione per le vacanze estive, l’edificio, dislocato su tre piani per un totale di 1650 metri quadrati, dagli anni Ottanta versava in uno stato di abbandono e degrado che pareva senza ritorno. Così, però, non è stato e questo grazie all’Amministrazione provinciale che da gennaio scorso si è decisa a recuperare tredici anni di ritardi e rinvii.

Il principio che sta alla base del processo di recupero è quello della restituzione alla comunità e di questo parla, ad esempio, anche il protocollo d’intesa che la Provincia di Lucca ha firmato con altre realtà del territorio per garantire la massima apertura e valorizzazione della struttura, mettendo a punto anche un programma di iniziative che proseguirà per tutto l’inverno.

Si comincia il 6 dicembre con la mostra dedicata alla Prima guerra mondiale. “La Grande Guerra di Lorenzo Viani. Viareggio-Parigi-Il Carso. Pittura e fotografia della Grande Guerra in Lorenzo Viani e Guido Zeppini”, questo il titolo del percorso espositivo, curato da Enrico Dei. Nell’anno del centenario dallo scoppio del primo conflitto mondiale, Viareggio celebra i suoi 381 caduti, dedicando loro un allestimento inedito del maestro indiscusso dell’espressionismo italiano.

Le opere, alcune delle quali mai esposte fino ad oggi, verranno affiancate dalle fotografie di Guido Zeppini, medico e fotografo dal fronte.

Per l’inaugurazione di domenica, oltre agli studenti del “Barsanti e Matteucci” e del “Marconi”, sono state coinvolte anche due istituzioni di grande prestigio. La prima è la Fondazione Festival Pucciniano, che sta preparando le voci bianche del coro per l’esecuzione dell’Inno di Mameli; la seconda è la Fondazione Cerratelli, che allestirà una sala della Villa con tre costumi originali della prima rappresentazione di Turandot di Puccini: quella a cui Galileo Chini collaborò come scenografo.

Per restare sempre aggiornati su Villa Argentina, si ricorda l’esistenza della pagina Facebook “Villa Argentina Viareggio”.

Note sull’opera di restauro e sulla destinazione

La Villa si estende su una superficie di 1650 metri quadrati, articolata su tre piani e un piccolo giardino, tutti restaurati e destinati a diventare il luogo nevralgico della promozione coordinata della cultura e del turismo di tutta la Versilia, nonché centro di documentazione sul Liberty. Le stanze dei piani superiori diventeranno uffici, mentre il piano terra sarà lasciato come spazio polivalente per iniziative culturali. Direttive previste anche nel protocollo d’intesa firmato nell’estate 2014 tra Provincia di Lucca, Fondazione Festival Pucciniano, Fondazione Mario Tobino, Soprintendenza ai beni artistici e architettonici di Lucca e Massa Carrara e Comune di Viareggio. Proprio grazie a questo accordo, Villa Argentina potrà ospitare manifestazioni di interesse culturale, commemorativo, turistico e promozionale, aperte al pubblico. La prima delle quali sarà proprio la mostra dedicata alla 1° guerra mondiale, narrata e approfondita attraverso le opere di Lorenzo Viani.

La cronistoria dei restauri di Villa Argentina inizia nel 2001 quando, dopo anni di abbandono, viene acquistata dalla Provincia di Lucca per 1.755.953 euro. Altrettanti ne vengono stanziati dal Ministero dei Beni Culturali per la ristrutturazione e il recupero architettonico. La prima tranche di lavori viene curata dalla Soprintendenza per 1.500.000 euro. Successivamente le competenze passano all’amministrazione provinciale: nel 2006 la Regione stanzia 2milioni per trasferire nella Villa l’Apt (che poi verrà abolita). I fondi passano dunque alla Provincia che ci aggiunge altri 300mila euro di risorse proprie nel 2009 emanando un altro bando per l’anno successivo, per un totale, dunque, di 2,3 milioni di euro. L’iter subisce però una battuta d’arresto (settembre 2012) quando viene rescisso per inadempienze il contratto con le ditte PMS e EDILFABB, prime affidatarie dell’incarico, con addebito dei danni. All’inizio del 2014 riprendono i lavori di restauro con una nuova ditta appaltatrice, l’ATI C.M.S.A. di Montecatini – Piacenti Spa di Prato.

Il primo intervento ha riguardato la messa in sicurezza dell’immobile e la fornitura di tutte le dotazioni antisismiche come la copertura del 1° e del 2° piano e l’inserimento di nuove travi e capriate. In seguito sono poi stati completati gli impianti necessari per le nuove attività che si svolgeranno all’interno di Villa Argentina e contemporaneamente è stato recuperato l’apparato decorativo dei saloni del piano terra. Qui sono ospitati i dipinti di Giuseppe Biasi datati intorno al 1930 e riportati a nuova vita dallo Studio Veronica Hartman. Sempre al piano terra anche gli stucchi in gesso e foglia d’oro sono stati recuperati e ripristinati, come anche i mosaici delle vetrate, lo splendido pavimento in marmo nero del Belgio, la scala principale con la sua ringhiera in ferro argentato, il grande specchio e le decorazioni presenti nel salone. Per quanto riguarda l’area esterna, invece, il giardino è stato ridisegnato rispettando il progetto originario, dando spazio a piante tipiche dell’Argentina. Qui sono poi state rimesse a nuovo le vetrate dell’atrio, i marciapiedi e le recinzioni.  L’ultima tranche dei lavori di restauro di Villa Argentina è stata seguita dall’arch. Marta Giannini.

Breve storia di Villa Argentina

Il primo progetto di edificazione di Villa Argentina si può collocare tra il 1920 e il 1924, quando la proprietaria Francesca Racca Oytana presenta la richiesta per la costruzione di un piccolo fabbricato. Nel 1925 viene acquistato dal viareggino Raffaello Panelli il lotto che separava Villa Argentina dalla pineta e, nello stesso anno, sempre Panelli presenta la domanda per costruire un edificio a uso residenziale su progetto di Francesco Luporini. Questa nuova costruzione avrebbe però relegato Villa Argentina in uno spazio angusto facendole perdere il suo rapporto privilegiato con la Pineta: fu probabilmente questa considerazione a convincere Francesca Racca Oytana ad acquistare anche l’altro lotto presentando nel 1926 un progetto di variante che prevedeva un notevole ampliamento della Villa, citata per la prima volta in questa occasione col nome di “Villa Argentina”, in onore della terra di provenienza della proprietaria.

Risale a questo periodo l’intervento di Galileo Chini, celebre artista e maestro delle maioliche che inserirà sulla facciata una magnifica copertura in ceramica.

Un ulteriore ampliamento avvenne nel 1939 quando la baronessa Arborio di Sant’Elia, figlia della Oytana, completerà la costruzione della torretta, progettata da Alessandro Lippi. Quest’ala della casa è priva di abbellimenti ceramici anche a causa delle direttive del Fascismo, che imponeva di costruire seguendo i dettami del razionalismo. Nel 1940, a seguito dell’ampliamento, viene modificata l’impostazione al piano terra della scala principale, girando l’accesso verso il muro di fondo e rendendo così indispensabile la collocazione della grande specchiera. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Villa Argentina si presenta col suo aspetto attuale. Esce intatta dalla guerra e torna ad essere utilizzata dai proprietari fino agli anni Cinquanta, quando diventa una pensione: interventi di riorganizzazione interna portano a una diversa divisione degli spazi, con camere e servizi, lasciando però invariato il grande salone al piano terra. Negli anni Ottanta, dopo la chiusura della struttura alberghiera, la Villa viene lasciata in un grave stato di abbandono.

Nel 1989 l’edificio è stato posto sotto il vincolo del Ministero dei Beni Culturali in seguito alla paventata ipotesi dei proprietari di trasformarlo in una serie di appartamenti.

Il valore artistico della Villa

Dalla vetrata con lo stemma e il monogramma dei Conti di Sant’Elia al pavimento dell’ingresso dell’area nobile in marmo nero del Belgio, rarissimo, lucidato a specchio. Dagli stucchi monumentali sotto le balconate esterne agli stucchi floreali a foglia d’oro del soffitto del salone. Dai pavimenti in prezioso seminato alla veneziana, a piano terra e al primo piano, alle ringhiere delle scale riportate al colore originario, argento invecchiato, che fa da contrasto con le pareti di rosso pompeiano. E ancora le maioliche dipinte di Galielo Chini, cotte nelle Fornaci di Borgo San Lorenzo, magistrale esempio di Liberty, sintesi perfetta tra l’Art Nouveau e la Secessione viennese di Klimt. Villa Argentina è la rappresentazione ideale della Viareggio modernista: inserita in una città costellata di edifici Liberty, dove l’Art Nouveau e le sue decorazioni cesellate e colorate accompagnano lo sguardo attraverso tutto il Lungomare, la Villa è un esempio lampante e unico dell’importanza e della meraviglia dell’arte dei primi del Novecento.

La facciata. Risale al 1926 l’opera di Galileo Chini sulla facciata di Villa Argentina, che utilizza diversi repertori decorativi assemblandoli insieme, alternando elementi geometrici e figurativi con le suggestioni secessioniste, con citazioni orientaleggianti e neorinascimentali di matrice fiorentina. Le fasce che ornano il sottogronda sono costituite da ampie superfici piastrellate che incorniciano fanciulli che sorreggono ghirlande vegetali ornate di frutti e disegni stilizzati di alberi della vita. Quasi tutta la porzione superiore della Villa è rivestita da pannelli ceramici eterogenei: disegni a scacchiera di matrice geometrica di colore verde e oro con altri decorati con cesti di frutta, accostati a piastrelle con uccelli e grappoli d’uva fra tralci e fogliame, decorazione che celebra la leggenda di Zeus, tema già adoperato da Galileo Chini nel 1909 per ornare la parte sottostante dei dipinti della cupola alla Biennale di Venezia. In questo periodo i modelli decorativi elaborati sono comunque prevalentemente ripresi dall’arte classica, come i putti, i festoni e le ghirlande. I pannelli, composti geometricamente, risentono dell’influenza di Klimt, che si ritrova nelle spirali, nei cerchietti e nei triangoli o anche nell’utilizzo di schematici motivi floreali. L’insieme richiama la cultura orientalista, ampiamente sperimentata tre anni prima alle terme Berzieri di Salsomaggiore, qui ricondotta a una tipicità toscana attraverso i motivi tradizionali delle maioliche del Rinascimento fiorentino.

Gli interni. La grande sala da ballo del piano terra, dove il soffitto e le pareti sono interamente decorate con stucchi dorati in mecca d’argento che si rispecchiano nel lucente pavimento in marmo nero del Belgio, ospita il monumentale trittico dipinto su tela da Giuseppe Biasi (Sassari 1885 – Andorno Micca 1945) e incastonato fra gli stucchi nella parete di fondo del salone che raffigura un matrimonio persiano. Nel 1930 il pittore terminò la sua opera per i Conti di Sant’Elia, all’epoca proprietari della Villa. A fianco di quest’opera trovano spazio il “Ritratto di famiglia”, due pannelli con suonatrici e altre tre tele raffiguranti paesaggi esotici. Il razionalismo fascista, invece, è ben visibile nella struttura della sala da pranzo, collegata alle cucine, in cui sono stati recuperati i lavabi originali, da corridoi segreti, che all’epoca rendevano la servitù invisibile agli ospiti.

Il giardino. All’esterno la Villa è completata da un grazioso giardino di impronta esotica in perfetto accordo con l’architettura e la decorazione dell’edificio: allestito in uno spazio minuscolo e organizzato in aiuole fiorite con cespugli tipici dei giardini di inizio secolo. Al centro delle aiuole campeggiano rare piante di origine sudamericana: l’Erythrina crista-galli, detta anche albero dei coralli, il cui fiore è il simbolo dell’Argentina.

Il grande salone a piano terra di Villa Argentina è un piccolo gioiello di arte liberty, finemente raccolto in stucchi dorati e decorato con ampi dipinti realizzati da Giuseppe Biasi nel 1930.

Le importanti opere di restauro che hanno interessato le tele sono state realizzate dallo Studio Veronica Hartman che si è occupato di portare a nuova vita non solo le opere di Biasi, ma anche le tre cornici argentate dei grandi specchi, tre pannelli alloggiati nel portico coperto e il cancellino di ferro che chiude la grande sala.

LE TELE L’opera di Biasi si componeva di tre elementi. L’elemento centrale raffigura un matrimonio persiano con gli sposi portati in sella da due elefanti; la scena si svolge di fronte alle mura di una città, circondate da un caratteristico paesaggio orientale. A destra della tela principale si trovava l’immaginaria prosecuzione della cinta muraria con un cavaliere, mentre a sinistra un’altra immagine mancante rappresentava due personaggi in testa al corteo nuziale. Sul lato opposto della sala si pone un’ulteriore tela recante l’immagine di due suonatrici

Le tele sono state staccate dallo studio Hartman nel 2001 e conservate per 13 anni, durante i quali sono state monitorate e controllate per verificarne la conservazione. Dopo la necessaria spolveratura, le opere sono state disinfettate con vapori di benzalconio per eliminare i resti della colla composta da acqua e farina utilizzata per fissare i dipinti alle parenti. Sono stati inoltre sistemati i grandi buchi che le tele riportavano in corrispondenza dei punti dove un tempo erano installate alcune lampade. Anche il retro del dipinto è stato ripulito dalla polvere e dalla presenza di funghi con uno specifico prodotto antifungino.

Per ristabilire l’originaria omogeneità dell’opera è stata realizzata una stuccatura con gesso di Bologna ed emulsione acrilica su tutti i dipinti, seguita poi da un ritocco a base di pigmenti in polvere.

Per quello che riguarda il montaggio, i dipinti sono stati incollati su un forex di supporto e poi pressati con un collante a base di carbossilmetilcellulosa. Dopo l’asciugatura le tele sono state rivestite da un prodotto protettivo opaco.

I PANNELLI Lo studio Hartman ha curato anche la messa a nuovo di tre pannelli in compensato, dipinti su due lati, che trovano alloggio nella parte alta della parete che divide il portico coperto di Villa Argentina. Motivi floreali, oro e porporine impreziosiscono questi elementi decorativi insieme alla riproduzione della coppia di sposi del trittico.  I pannelli, che in alcuni punti presentavano ossidazioni e zone più scure dovuti all’esposizione diretta della luce del sole, sono stati lasciati per 15 giorni sotto i vapori di prodotti anti tarme, coperti da una campana di PVC sigillata. Dopo l’opera di stuccatura, sempre realizzata con emulsione acrilica e gesso di Bologna, sono stati applicati pigmenti in polvere per ridare vivacità alle pitture. La superficie, infine, è stata protetta con fissativo mat.

GLI SPECCHI Il grande salone ospita anche tre grandi specchi, incastonati all’interno di cornici argentate e meccate, di cui due originali e una ricostruita fedelmente. La meccatura è un particolare procedimento che dona alla cornice una doratura realizzata con foglia d’argento.

Dopo esser state spolverate, le due strutture originali sono state trattate con un prodotto antitarme. Grazie all’utilizzo di una miscela di resina diluita, le cornici sono poi state consolidate: inizialmente è stata utilizzata una minore quantità di resina per favorire l’assorbimento, aumentandone solo in seguito la percentuale.

La terza struttura è stata invece ricostruita in legno, seguendo il modello delle altre e rispettandone lo stile. Dopo la realizzazione di uno stampo in gomma siliconica, sono state modellate in resina epossidica la lunetta e la fascia inferiore traforata. Sulla nuova struttura è stato poi applicato uno strato di colla animale, seguito da tre mani di gesso e colla e infine carteggiato finemente e levigato con punta d’agata. Sulla nuova cornice è stata applicata una foglia d’argento, patinata con stesure di gommalacca.

IL CANCELLINO Il cancellino in ferro è posto all’ingresso del grande salone, a scomparsa. Dai saggi effettuati dallo studio Hartman sono state rinvenute tre diverse sovrapposizioni di vernici, spesse al punto da alterare la struttura stessa del modello.

L’opera di pulitura ha rivelato vaste zone ossidate, che sono state trattate con resina acrilica. Le manigliette rovinate sono state riparate e ricollocate nella giusta posizione. Infine la struttura è stata riverniciata con una tinta argentata, fedele all’originale.

 

 

No comments

*