Come fare impresa oggi? Ce lo raccontano tre imprenditori giovanissimi

(Di Beatrice Taccini)- Non c’è casa. Non c’è famiglia. Non ci sono le vacanze. C’è solo l’azienda.

Questo l’incipit delle storie di tutti gli imprenditori che nel tardo dopo guerra hanno lanciato le fondamenta per quelle che oggi sono le più grandi aziende italiane, quelle che hanno fatto la storia. Ma non solo. Intorno ai colossi dell’imprenditoria si sono fatti strada, negli anni, business di tutte le dimensioni, ritagliandosi uno spazio sicuro, avanzando fino ad oggi, l’era delle start up.

Quest’era, quella della comunicazione 2.0, dove il tempo e lo spazio sono diventati prima digitalizzabili e poi digitali, ha creato un nuovo modo di fare imprenditoria, a raccontarcelo, nei suoi pregi e difetti, sono stati tre giovani imprenditori toscani che operano in settori completamente diversi. Ci raccontano vantaggi e svantaggi del fare impresa oggi e di ciò che è rimasto immutato, la passione.

Emilia Poli, classe ’88, ha ideato Villatrentuno, brand di pelletteria artigianale di alta qualità, i cui prodotti vengono venduti tramite e-commerce.

Paolo Fredianelli, classe ’92, ideatore di Oriora, la prima azienda in Europa a produrre una bevanda al succo di canna da zucchero.

Mara Mentasti, classe ’89, titolare di Memo’s boutique events, un’agenzia di organizzazione eventi operante in tutta Italia e all’estero.

 

Giovani imprenditori, davvero giovani. Qual è differenza sostanziale del fare impresa oggi rispetto a un tempo?

EP- Nel mondo della moda un grande vantaggio è oggi il cliente è più informato e più attento alla ricerca. Negli anni 80 regnava la griffe. Oggi l’attenzione c’è più attenzione per la qualità. Per l’artigianato, c’è molta meno massificazione e più ricerca di un prodotto più particolare, unico.

Gli svantaggi sono sicuramente economici. La clientela è anche più attenta alle necessità. Spende più difficilmente.  Essendo il mio un prodotto di lusso, ma comunque proveniente da una start up, è difficile farne comprendere il reale valore rispetto a brand che vende prodotti analoghi allo stesso prezzo ma ha un posizionamento sul mercato più radicato. Questo incide sulle vendite.

PF- Vantaggi? indubbiamente la comunicazione. Oggi abbiamo la fortuna di riuscire ad arrivare a tanti utenti investendo cifre modiche. Non è facile, ma è comunque più facile rispetto a 20 anni fa. Un tempo c’erano tv, radio, giornali, affissioni, un campo di più difficile accesso. Oggi il mondo del social marketing, se sfruttato come si deve, con campagne mirate, può dare grandi risultati.

Svantaggi, l’accesso al credito. Quando andammo a chiedere finanziamenti in una banca ci dissero “se venivate 20 anni fa e mi chiedevate 100 vi davo 130”. Neanche con le garanzie richieste è facile. È cambiato moltissimo. Avendo dato probabilmente troppo ad aziende e privati un tempo, senza valutazioni troppo approfondite, siamo arrivati a questo punto. Le aziende che hanno uno storico bilancio positivo sono più facilitate ovviamente.

MM- I Vantaggi: marketing e la comunicazione. Sono molto più efficaci rispetto al passato.

Un grande svantaggio è che la globalizzazione favorisce la comparazione dei servizi e dei prezzi aumentando drasticamente la concorrenza.

 

Quale consiglio avresti voluto ricevere all’inizio del tuo percorso imprenditoriale?

EP- “Fatti le spalle più larghe”. Sii paziente. Però forse me l’hanno detto. Ho ricevuto ottimi consigli ma non ne ho seguito neanche uno, forse “fate i dipendenti che guadagnate di più”. Sii paziente e preparati a gestire bene i numeri. Questa è una cosa che non dobbiamo mai perdere di vista.

PF- Devi avere pazienza e non mollare”.

MM- Cerca le persone con le competenze giuste per affiancarti e impara come gestirle con una visione di insieme.” Sicuramente.

Quanto sono stati utili i tuoi studi per fare quello che stai facendo?

EP- Il liceo classico fondamentale, ti da calma, pazienza, metodo di studio, serve sempre. E anche i miei studi universitari direi essenziali, io ho studiato a Roma scienze della moda e del costume con indirizzo manageriale. Avevo già le idee ben chiare.

PF- Io ho studiato costruzioni navali al nautico di Viareggio e fin da subito ho iniziato a lavorare come skipper e a fare le regate, nel mentre mi ero iscritto a ingegneria nautica a La Spezia dove sono stato per circa due anni per poi decidere di lasciare e dedicarmi totalmente al lavoro nel mondo della nautica. Tutto questo fino ad un viaggio in Marocco è lì assaggiai un succo fatto dalla canna da zucchero, ero per strada, ne rimasi colpito. Lasciai il mondo del navale per dedicarmi a questo progetto. Contattai Giulio, un agronomo, è con lui che abbiamo sviluppato tutta l’idea. Ho lasciato tutto, non è stato facile perché anche quella del mare è una mia passione e lo è ancora.

MM- Ho una laurea in psicologia e se all’inizio pensavo che non ne avrei tratto alcun vantaggio all’interno del mondo degli eventi, oggi credo che mi sia di grande aiuto per stabilire un rapporto di fiducia sia con i clienti sia con le persone con cui mi interfaccio quotidianamente, sempre in ambito lavorativo.

Quando avete parlato di svantaggi attuali l’economia è stato certamente il più quotato, com’è nata la vostra impresa? Come siete partiti?

EP- La mia impresa è nata dopo un percorso molto lungo. Iniziato con un business plan messo in piedi grazie a un corso alla camera di commercio.  Business plan alla mano ho capito che dovevo trovare un finanziamento che mi permettesse di far partire la mia azienda. Tramite gli enti pubblici della mia città come la camera di commercio insieme a Fornetica sono venuta a conoscenza dei finanziamenti pubblici di Invitalia, ente del ministero dei tesori che gestisce fondi della Comunità Europea per l’imprenditoria giovanile italiana. Per accedere a questi finanziamenti c’è un iter molto lungo e devi avere una serie di requisiti. Prima ho scelto il finanziamento più adatto alla mia impresa e poi ho capito che potevo presentare la domanda, per il mio finanziamento dovevo essere under 30, disoccupata e partecipare a corsi di formazione Formetica, dove il mio business plan è stato analizzato nei minimi dettagli da professori e esperti di settore, è stato fondamentale, utilissimo. Quindi ho inviato la richiesta di finanziamenti e dopo una lunga, davvero lunga, attesa, ho saputo che il mio finanziamento era stato accettato. Potevo partire e l’ho fatto.

PF- Prima di iniziare a fare il giro delle banche per cercare finanziamenti, con Giulio iniziammo a tirare giù un business plan. Contattammo diverse aziende metalmeccaniche per costruire i macchinari necessari a produrre il nostro succo, una di queste aziende ci disse che avrebbe voluto partecipare al nostro progetto, la Maxitalia service. Quando hai la fortuna di fare società con un’azienda che è già strutturata, radicata sul mercato e ha uno storico, l’accesso al finanziamento è un po’ più facile, molto più facile.

MM- La professione di organizzazione di eventi non richiede grossi investimenti iniziali se non quello per un buon sito internet e una buona immagine coordinata. Dopo quattro anni ho preso però la decisione di investire nella ristrutturazione di uno spazio industriale abbandonato dove stabilire il mio laboratorio creativo. Era forte in me la volontà di ricevere i miei clienti in un ambiente che mi rispecchiasse completamente e che fosse una tela bianca in cui costruire una storia insieme.

Quanto conta avere un buon business plan iniziale? tu sei riuscito a rispettarlo?

EP- No. Assolutamente. Non l’ho rispettato. È fondamentale per i costi iniziali e le spese da gestire. Un piccolo vademecum per i primi 6 mesi. Dopo l’azienda inizia a camminare da sola, si confronta con un mercato che è non di carta, ma reale. Serve un business plan 2.0.  Ci si trova di fronte ad un gap, la ipotesi per me hanno differito, in positivo o in negativo. Nei primi mesi io ho venduto più di quello che avevo previsto e dopo molto meno. Poi c’è stato un assestamento. Bisogna attutire tutti i tipi di colpi.

PF- Un business plan iniziale fatto bene, aiuta molto, davvero molto, direi quasi che è fondamentale. Riuscire a mantenerlo è un altro discorso, è difficile rispettarlo. L’obiettivo reale è non discostarsi di molto dalle linee guida.

MM–  Certo, è molto importante avere un business plan, soprattutto per evitare di cadere nella tentazione di voler fare tutto subito.

Gli imprevisti. Dall’inizio del tuo percorso hai dovuto affrontare cose che non avevi previsto? Se si in che modo hanno inciso sul tuo business?

EP- Imprevisti ce ne sono stati molti. Il primo la burocrazia che rallenta l’iter dell’azienda e l’andamento reale del commercio. L’altro imprevisto, positivo è stato per me l’immediato successo nei primi mesi di vita, visto che i pezzi prodotti di Villatrentuno sono tutti artigianali.

PF- Gli imprevisti sono all’ordine del giorno. Di tutti i tipi, su tutti i livelli. Vanno affrontati. I primi grandi imprevisti sono stati quando siamo andati a provare i macchinari sulla linea perché ci aspettavamo dei risultati e in verità è uscito tutt’altro. C’è stato un gap tra il tempo che avevamo previsto e quello che abbiamo impiegato. Ci voleva più tempo e più materia prima per produrre una certa quantità di succo. Dovevamo rendere il macchinario più efficiente, per farlo abbiamo impiegato circa un mese. Questi sono imprevisti meccanici, si risolvono. 

MM- Un anno fa sono diventata madre e in quanto titolare di un’impresa mi sono trovata a dover conciliare questa nuova dimensione con la necessità di tornare al lavoro molto presto per non perdere opportunità.

Quale consiglio daresti ai giovani imprenditori come te

EP- Bisogna essere decisi. Determinati. Il percorso è pieno di ostacoli e tutto in salita. I finanziamenti pubblici ci sono, ed è un diritto richiederli e averli. Ma non è facile come si pensa, e così deve essere. I soldi devono andare a chi è davvero pronto a intraprendere questo duro percorso, l’attesa è lunga, logorante.Ci sono talmente tante difficoltà che se davvero non è quello che si vuole lo si scopre quasi subito.Non è un ripiego per chi non trova lavoro, socialmente è un passo indietro perché i 27 anni te li toglie, all’inizio devi essere pronto a rinunciare a indipendenza e spensieratezza. Invece di fare un viaggio scegli di acquistare cose utili per l’azienda, è una rinuncia continua. L’imprenditoria ti incatena al tuo sogno a doppio filo, detto questo ne vale la pena. Lottare per una cosa che ti manda a casa la sera soddisfatto, felice, appagato. 

PF- Il momento storico è difficile per fare impresa. Bisogna essere davvero motivati, credere e andare avanti. Essere pronti, le difficoltà sono tantissime.

MM- Oggi più che mai direi che è giusto inseguire i propri sogni e mettercela tutta per realizzarli, senza risparmiarsi e senza farsi scoraggiare dalla gavetta che è un percorso obbligato per tutti.E’ importante avere qualcuno a cui ispirarsi e a cui tendere, con l’obiettivo di superarlo.