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Cubo nero, scontro totale in Consiglio comunale: iniziati gli interrogatori, attese nuove mosse della Procura

FIRENZE – Scontro totale in Consiglio comunale a Firenze sulla vicenda del cubo nero, l’edificio sorto al posto dell’ex Teatro Comunale, al centro di un’inchiesta giudiziaria che coinvolge più di dieci persone. In queste ore sono iniziati gli interrogatori in Procura e, nelle prossime, sono attese nuove iniziative investigative.
Secondo quanto trapela, nella lista degli indagati – non ancora resa nota ufficialmente – figurerebbero dirigenti della direzione Urbanistica, funzionari della Soprintendenza e componenti della commissione paesaggistica. Le ipotesi di reato contestate vanno dal falso ideologico all’abuso edilizio, fino alla violazione delle norme sul paesaggio.
La vicenda ha acceso il confronto politico in Consiglio comunale. L’assessora all’Urbanistica Caterina Biti, rispondendo a una domanda di attualità, ha ribadito la posizione della giunta:
“C’è piena fiducia nella magistratura, nella convinzione che il lavoro degli inquirenti accerterà i fatti con rigore e ricostruirà in modo inequivocabile la vicenda”.
Biti ha poi espresso fiducia nei dipendenti degli uffici coinvolti, auspicando che possano chiarire al più presto la propria posizione.
Dalle opposizioni è arrivata la richiesta di una comunicazione ad hoc in aula, attraverso una mozione d’ordine presentata da Matteo Chelli (FdI), che ha chiesto anche il voto a scrutinio segreto. Il presidente del Consiglio comunale Cosimo Guccione ha però escluso la possibilità di questo tipo di votazione, e la mozione è stata bocciata.
In una nota congiunta, i consiglieri di Fratelli d’Italia, Lista Schmidt, Forza Italia, Lega e Noi Moderati hanno definito la richiesta “di buonsenso”, sostenendo la necessità di chiarire alla cittadinanza la posizione politica della giunta nel rispetto delle indagini in corso.
Durissima la replica della maggioranza, affidata ai capigruppo Luca Milani (Pd), Michela Monaco (Lista Funaro) e Caterina Arciprete (Avs-Ecolò), che hanno parlato di “corto circuito istituzionale” e di una richiesta respinta perché ritenuta strumentale e lesiva del lavoro della magistratura.
“La città – hanno sottolineato – non ha bisogno di processi mediatici, ma di rispetto per le istituzioni e per le persone coinvolte”.


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