Cultura: aperto il Museo Archeologico, 22 anni per vederlo nascere

PIETRASANTA – Ci sono voluti 22 anni e la tenacia dell’amministrazione comunale di Pietrasanta guidata da Massimo Mallegni per consegnare alla città il “suo” Museo Archeologico. Un tributo alla storia della Piccola Atene e a tutta la Versilia fatto di reperti, suggestioni, testimonianze e storia. Un tempo lunghissimo che non ha però scalfito il progetto iniziale di Bruno Antonucci a cui è dedicato il Museo Archeologico ospitato al piano terra di Palazzo Moroni in Piazza Duomo. Tante le persone che hanno partecipato all’attesa inaugurazione, in Piazza Duomo, a conferma della grande attenzione nei confronti di uno spazio rimasto “chiuso” per troppo tempo. “E’ un giorno bellissimo. – ha detto il figlio di Bruno, Paolo presente con tutti i famigliari all’inaugurazione – Ringrazio moltissimo l’amministrazione Mallegni ed il Vice Sindaco, Mazzoni che sono riusciti a sfondare tutti gli ostacoli che hanno impedito, fino ad oggi, l’apertura del Museo. Il Museo esprime la visione della storia della città e della Versilia, come siamo nati e siamo diventati, che immaginava mio padre. Oggi è un grande giorno per la mia famiglia e per la nostra comunità”.

L’amministrazione comunale consegna così alla città, ai turisti e agli appassionati uno “spazio che mancava” nel pacchetto culturale di Pietrasanta. A rappresentarla, in Piazza Duomo, c’erano insieme al primo cittadino, Massimo Mallegni, il Presidente del Consiglio, Francesca Bresciani, il Vice Sindaco, Daniele Mazzoni, gli assessori Simone Tartarini, Andrea Cosci e Lora Santini, il Capo di Gabinetto del Sindaco, Adamo Bernardi, il funzionario del settore cultura, Sergio Tedeschi ed il consigliere Daniele Taccola. “Sono passati 22 anni da quando qualcuno pensò di realizzare un museo archeologico. Oggi lo apriamo anche se manca ancora qualche dettaglio. Devo ringraziare la famiglia Antonucci per la pazienza e per aver creduto che si potesse ancora fare. Bruno Antonucci, così come Pierluigi Gherardi, a cui è dedicato il Museo dei Bozzetti, sono stati due punti di riferimento. Se potessero essere qui credo che sarebbero contenti di quello che è stato fatto. Pietrasanta completa la sua offerta culturale con un museo dedicato alle radici della sua storia affiancandosi al Museo dei Bozzetti e a Palazzo Panichi, al Museo Barsanti, a Casa Carducci, al Parco Internazionale della Scultura Contemporanea e alle altre tante iniziative che mettiamo in campo per attirare visitatori, pubblico, turisti. Dal prossimo anno avremo anche il primo museo al mondo dedicato a Igor Mitoraj…”. Restano da completare i due piani superiori di Palazzo Moroni che ospiteranno “mostre ed esposizioni di arte contemporanea” grazie al coinvolgimento dei privati. “Abbiamo investito 230 mila euro per il suo recupero e per la parziale ristrutturazione dello stabile che manterrà il vincolo monumentale e pertanto soggetto alla tutela della Sovraintendenza. Affideremo invece ai privati, mediante convenzione, il completamento degli interventi di ristrutturazione dei piani superiori. Le mostre temporanee dovranno interagire con le esposizioni di reperti sviluppando appieno il concetto di centro polifunzionale. Vogliamo essere un esempio di interazione anche tra pubblico e privato. In questo modo – ha detto Mallegni – mettiamo insieme le radici e il futuro di Pietrasanta”.

Il Museo, ospitato al piano terra, mette in esposizione centinaia di reperti, la cui datazione copre un arco temporale che va dalla Preistoria al Medioevo in Versilia. Il progetto è stato seguito, coordinato ed approvato dalla Sovraintendenza delle Belle Arti, dall’Università di Pisa e dal Comitato Scientifico. Sei le sale che costituiranno il percorso espositivo. La prima sala sarò dedicata a Bruno Antonucci, al quale si deve la formazione del primo nucleo del Museo e la scoperta di molti reperti in Versilia. La sala conterrà cimeli, taccuini e materiale fotografico dell’archivio Antonucci relativi al periodo degli scavi in Versilia. La seconda e terza sala sono invece incentrate sui ritrovamenti di San Rocchino e all’età arcaica e classica con la curiosità del grande plastico dell’insediamento a fianco di numerosi ritrovamenti. La quarta sala i visitatori troveranno una necropoli formata da 10 cippi a clava di diversa tipologia, reperti unici al mondo e di grande efficacia che raccontano bene il metodo di sepoltura dell’epoca. La quinta sala è stata immaginata come una sorta di scrigno contenente moltissimi materiali e reperti provenienti da diversi insediamenti. L’ultimo sala, la sesta, sarà una sorta di “preview” di quello che i visitatori potranno vedere al secondo piano non appena sarà completato. Un piccolo assaggio del patrimonio archeologico che attende di essere scoperto ed apprezzato. Il progetto è stato curato da Massimo Ceragioli.

Lascia un commento