Dentro VOYAGER: i sogni di Lidia

SAN GIMIGNANO – (di Chiara Basile Fasolo) – L’Italia possiede il più grande patrimonio artistico e culturale mondiale. Ma noi italiani sembra che non ce ne rendiamo conto. Eppure in tutto il mondo ci conoscono e invidiano queste nostre meraviglie, chi non conosce il Colosseo, la torre di Pisa o il Duomo di Milano? Per non dimenticare quanto sia unica Venezia. Ma non solo, oltre a questi famosissimi punti di riferimento, visitati da migliaia di persone ogni giorno, ci sono anche tantissimi piccoli gioielli e tesori che gli stessi italiani ignorano, semplicemente perché sono davvero tanti e a volte un po’ nascosti. Un po’ come casa Campatelli, nel cuore di San Gimignano, talmente ben immersa nelle mura antiche quasi da non riuscire a riconoscerla immediatamente. È un palazzo settecentesco, una casa privata abitata tra ottocento e novecento da una famiglia dell’alta borghesia. Non solo, possiede anche una delle torri storiche dell’antico borgo toscano, che la rendono ancora più particolare. Mi trovo lì a girare un servizio che Raidue, per la trasmissione Morning Voyager, di cui sono co-conduttrice. Ad aprirmi il portone c’e la responsabile FAI della casa, una ragazza davvero molto carina e gentile. Mi fa subito strada e dopo aver passato l’androne ci incamminiamo per le scale antiche. Una volta arrivate nel salone di rappresentanza, sembra davvero di entrare in una casa ancora vissuta, tutto infatti sembra vivere, è tutto così ordinato e perfetto. Noto subito il caminetto sulla destra forse perché io ne sono davvero affascinata. La casa è appartenuta alla famiglia Campatelli, di cui Lidia è l’ultima erede, purtroppo scomparsa qualche anno fa. Questa donna tenace e in gamba aveva due sogni: far si che San Gimignano venisse visitata da quanti più turisti e che la storia della sua famiglia fosse conosciuta. Noto subito su un tavolo l’albero genealogico, dove effettivamente si nota che lei è l’ultima erede. Sul tavolo c’è anche un bellissimo album antico con le foto di famiglia, si percepisce subito la loro passione per i cani e quello che salta all’occhio è una famiglia unita e felice. Lidia era molto legata allo zio  Peyron, una personalità particolare, che amava la pittura e la cucina. La responsabile mi fa strada nelle altre sale e non posso non notare una grande libreria contenente volumi di ogni tipo, medicina, francese, arte, da qui si denota che Lidia era una donna di grande cultura ma che amava anche viaggiare e informarsi, lo si capisce dai francobolli e monete provenienti da ogni parte del mondo. Sicuramente una rarità per quell’epoca, nella quale le donne erano relegate ai lavori di casa, nei campi e a dedicarsi alla famiglia. Proseguendo noto una delizia che non può passare inosservata, infatti passando per il corridoio trovo una piccola cappella che la famiglia ha fatto costruire, è davvero piccola ma deliziosa e perfetta, non manca nulla, in questo modo avevano la possibilità di pregare ogni giorno e di poter celebrare messe commemorative. La signora Lidia ha lasciato detto che una volta l’anno appunto, nella cappella di famiglia venga celebrata una messa in sua memoria e della sua famiglia. Continuando a camminare nei corridoi noto numerosi quadri dello zio Peyron, molto colorati e con uno stile particolare, mi ricordano vagamente il pittore toscano Modigliani. Ed eccoci arrivate nella cucina, sempre parlando dello zio, un uomo non solo appassionato di pittura ma come dicevo prima anche di cucina, pubblicò un libro di ricette, e leggendone qualcuna ci si rende conto che non erano proprio per persone dieta. Infatti tra trippa, animali imbottiti, caffè, vini e altri contorni, questi pranzi e cene risultano un po’ pesanti, ma del resto a San Gimignano tra le salite e discese non credo fosse un problema smaltirle. In cucina mi salta all’occhio un seggiolone d’epoca, tutto in legno e mi fa pensare quanto nel giro di pochi anni sia tutto così cambiato. Non solo ma dalla cucina c’è un terrazzo che affaccia su San Gimignano e sulle colline toscane, davvero una meraviglia. Proseguendo nel nostro giro arriviamo nella camera da letto dei genitori di Lidia, noto subito il letto a baldacchino ed una culla primi 900 in vimini, un pezzo raro. Ma non solo sullo scaffale ci sono anche tanti binocoli da teatro, tutti così particolari e diversi, anche da questo si denota l’interesse per la cultura che la signora Lidia aveva. Salendo le scale ed arrivando all’ultimo piano, mi trovo all’ingresso della torre medievale, alta ben 27,6 m, la sua particolarità è che l’unica di San Gimignano a non essere mai stata abitata ne divisa in piani. È davvero un peccato non poter salire in cima per godersi il meraviglioso panorama sulle colline toscane. Il mio giro è quasi finito, adesso mi trovo in un salottino, quello dove le donne si riunivano non solo a parlare ma anche a cucire, ricamare e giocare a carte. C’è un pianoforte antico, suono qualche nota e vedo che è accordato, che emozione poter suonare uno strumento appartenuto a una donna così colta e intelligente, per un attimo mi sembra di tornare indietro nel tempo…

Insomma la signora Lidia ce l’ha fatta, è riuscita a realizzare i suoi sogni, una donna forte, tenace, curiosa, intelligente, e colta in un’epoca dove la donna prevalentemente era solo madre e moglie. Lei però non ha mai avuto figli e non si è mai sposata. Ha lasciato scritto nel testamento, che casa Campatelli ed ogni suo bene venisse lasciato al FAI, il fondo ambiente Italiano. Grazie al FAI, ai i suoi sostenitori, la casa è stata ristrutturata e i responsabili si occupano ogni giorno della sua cura, in ogni minimo dettaglio, dalle pulizie, lucidatura degli argenti, manutenzione di oggetti preziosi, lavaggio e stiraggio di tende, tovaglie ecc. Tutto questo fa sì che la casa possa continuare a vivere e grazie a tutto ciò, solo nel 2017 i visitatori sono stati quasi 20.000.