In Italia non si lavora con i Social Network: Facebook solo per svago, Linkedin grande sconosciuto

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di Giacomo Bernardi – I social network fanno parte della vita di ognuno di noi. E non si tratta di una scelta volontaria o opinabile: utilizzare le piattaforme social è ormai indispensabile per essere informati, per confrontarsi e per essere inclusi nella società odierna. Rimanerne fuori significa ignorare che il mondo si muove, che le cose accadono e che la digitalizzazione ha ormai preso il sopravvento. Sarebbe una scelta molto romantica, certo, ma poco utile.

Quindi, dai 16 ai 60 anni circa, ognuno di noi ha a che fare quotidianamente con i vari social media per i più disparati motivi: lavoro, informazione, rapporti interpersonali, ricerche, approfondimenti ecc.

Ma sappiamo veramente utilizzarli in maniera adeguata? A quale social dedichiamo più tempo? E soprattutto, siamo a conoscenza delle loro funzioni? Tutte queste domande hanno trovato risposta attraverso una recente ricerca di Blogmeter, azienda specializzata nel social media monitoring, che ha intervistato un campione rappresentativo di potenziali utenti residenti in Italia.

Dalla ricerca è stato possibile identificare due differenti tipologie di social media: quelli di cittadinanza e quelli funzionali. I cosiddetti social di cittadinanza vengono utilizzati dagli utenti praticamente ogni giorno e ci identificano nel nostro ambito sociale. Si tratta di Facebook, Instagram, YouTube e Whatsapp, utilizzati quotidianamente dall’84% degli intervistati.

Google Plus, Twitter e Linkedin, invece, sono social funzionali: soddisfano bisogni più specifici, le loro funzioni sono sconosciute ai più e vengono utilizzati solo sporadicamente. Ad esempio, il 31% degli intervistati ha dichiarato di avere un account Linkedin, ma di accedervi solo in maniera saltuaria ed incostante.

Sempre secondo i dati emersi dalla ricerca, tra i 18 e i 34 anni la media di social e servizi di messaggistica posseduti è superiore a sette, mentre scende a tre dopo i 45 anni. Già, perché gli italiani non dedicano tempo all’apprendimento dei social e quando non riescono ad utilizzare una piattaforma o la ritengono inutile, puntualmente si disiscrivono. E’ il caso, ad esempio, di Tinder o di Snapchat, che più di un italiano su quattro dichiara di aver scaricato e poi eliminato. Altro dato interessante consiste nella suddivisione dei social in base all’età. Pare infatti che gli utenti più giovani utilizzino maggiormente YouTube e Instagram, prima di passare a Facebook dopo i 18 anni e ai media tradizionali dopo i 35.

Solo il 4% degli intervistati considera inevitabile l’iscrizione ai principali social network, mentre il 21% ha dichiarato di essersi iscritto per curiosità. Il 17% degli utenti considera l’utilizzo dei social network strettamente legato alla creazione di relazioni nuove e personali, il 14% passa il tempo sui social per svagarsi e solo una minima parte degli intervistati utilizza i social per lavoro. Una statistica in forte contrasto con le altre realtà europee e mondiali, dove i social media stanno diventando sempre più il vero motore, oltre che della comunicazione, anche del mercato e dell’economia. E questo, purtroppo, è il dato più indicativo della ricerca.

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