L’esotica e affascinante Carmen del Balletto del Sud

TORINO – (di Letizia Cirri) – È il 1875, Parigi è tutta in fermento: siamo nel pieno della  Belle Époque, si passeggia lungo i boulevards, nei café  si respira l’atmosfera bohémienne; un giovane Georges Bizet compone il suo capolavoro, Carmen, un opéra-comique esotica e affascinante, di stampo verista. Per la prima volta protagonista è un’outsider, una zingara, una donna dalla sensualità sfacciata, libera, anticonformista, attuale, moderna, che trova la morte per mano dell’amante. Delitto passionale e immoralità: questi temi risultarono troppo audaci per l’epoca e l’opera non riscontrò grande successo.

Bizet morì nella notte della trentatreesima rappresentazione, senza poter conoscere il trionfo del suo lavoro, oggi una delle opere più rappresentate al mondo.

 

Riletta in stile coreutico, Carmen è la ventottesima produzione del coreografo Fredy Franzutti, direttore artistico della compagnia Leccese “Balletto del Sud”. Debutta nel 2008 e fin dalle prime rappresentazioni, riscuote consensi di pubblico e critica. “Fredy Franzutti, oggi fra i pochi a saper comporre in chiave ballettistica, scelta che egli qui porta a buon fine costruendo un lavoro drammaturgicamente e coreograficamente efficace mettendo in luce i pregi della sua compagnia”(Donatella Bertoni, IL MESSAGGERO).

La vicenda narra della bella sigaraia Carmen che seduce l’ufficiale Don José, che diserta l’esercito e lascia la fidanzata Micaela. Poiché lei “è” Carmen, rimane fedele a sé stessa. Rassegnata al suo destino, non può fare a meno di seguire la sua indole libera e tradisce Josè con il torero Escamillo. In una lite con Don José si (ri)volta, forse per dire,urlare, ancora qualcosa, o magari per tornare indietro, ma trova la morte: Josè, consumato il delitto passionale, tradito e disperato, si consegna ai gendarmi in una giornata di corrida.

La Carmen di Franzutti va in scena seguendo il soggetto originale di Mérimée: la vicenda è ambientata nella Siviglia degli zingari e dei toreri; i personaggi non sono solo buoni o cattivi, ma veri e pieni di sfaccettature ed è proprio questo che il coreografo ha voluto accentuare nella sua produzione. Le ricche scene mutevoli di stampo operistico, realizzate da Francesco Palma, sottolineano la componente esotica e affascinante di una terra crocevia di popoli e culture; la musica, eseguita dal vivo dall’Orchestra di Stato Ungherese diretta dal maestro Andras Gillay, è ovviamente quella del celebre Bizet, ma si arricchisce delle opere di altri tre autori: Albeniz, Chabrier, Massnet. I costumi ricchi e colorati impreziosiscono l’atmosfera fortemente evocativa trasportando lo spettatore nelle calde atmosfere spagnole dell’epoca.

Uno spettacolo completo, drammaturgicamente forte e facilmente comprensibile anche per i meno ferrati, in scena prossimamente a Torino il 6 aprile, Thiene (8 aprile), Lendinara (10 aprile) e Treviso (12 aprile).

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