Marconcini e Daddi al Teatro Francesco di Bartolo con “I bei giorni di Aranjuez” di Handke

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BUTI, PISA (di Edoardo Altamura) – Due corpi, immobili, seduti ad un tavolo, stagliandosi su uno sfolgorante fondale giallo, penetrano nella mente dello spettatore, immerso nei suoni over di un giardino estivo: I bei giorni di Aranjuez, dall’omonimo testo di Peter Handke, per la mise en espace e con Dario Marconcini (Premio Nico Garrone 2014) e Giovanna Daddi al Teatro butese Francesco di Bartolo.

Per più di un’ora i due attori non si muovo, praticamente, dal posto; la fissità del busto e degli arti inferiori, quasi di scuoltorea fattura, è in netto contrasto con le braccia, la gestica, la mimica e, soprattuto, le visioni e le parole. Le parole, vere principi dello spettacolo, campeggiano poderose nell’aria e dentro lo spettatore.

«Quello che ci affascina di questo testo, a parte la sua irrapresentabilità, è che qui, Handke, invece di essere quell’autore di pieces provocatorie che hanno contraddistinto il suo percorso teatrale, attraverso un dialogo estivo, calmo, quasi sospeso nel tempo e nello spazio, ci dà la possibilità, immobilizzando il corpo degli attori attorno a un tavolo, di lasciarsi andare, solo con la parola, ad onde di ricordi e visioni dove veglia e sogno sono presenti» si legge nelle note di regia di Marconcini.

I due attori, vestiti di leggeri abiti estivi dal motivo gentilmente floreale, dialogano del passato e del presente con una leggerezza quasi disarmante, come una coppia che ha passato insieme molte primavere, anche se questo non ci è dato saperlo con certezza; e forse non è nemmeno così importante.

Un testo composto domande pungenti e perforanti e di risposte ampie ma precise; dalle quali scaturiscono visioni definite e stringenti. «La tua prima notte con un uomo? Com’è stata?» chiede Fernando in apertura. «Non esiste un amore felice. Il n’y a pas d’amour heureux. No hai amor feliz. Solamente la loba famelica. Nient’altro che la lupa famelica» sembra rispondere Soledad in chiusura.

Fino alla fine i due personaggi non hanno nemmeno un nome, alcune sprazzi delle loro storie, della loro vita, vengono forse raccontati: schizzi, fittizi o veritieri che siano, di un arazzo finemente tessuto ma straordinariamente rarefatto, che si pone, e ci pone, ad un altro livello di percezione esperienziale, più alto, estremamente pregnante della nostra coscienza/conoscenza.

Teatro Francesco di Bartolo – Buti, 27, 28 e 29 aprile 2017 

I bei giorni di Aranjuez di Peter Handke 

di e con Giovanna Daddi e Dario Marconcini

Palcoscenico Riccardo Gargiulo e Maria Cristina Fresia

Luci Riccardo Gargiulo

Impianto sonoro Flavio Innocenti

Produzione Associazione Teatro Buti

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