Premio Lunezia: due chiacchiere con Sebastiano Rizzo

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CARRARA – ( di Daniela Marzano ) – Sul palco del Premio Lunezia 2017 incontriamo Sebastiano Rizzo, regista e attore.

Dopo aver studiato acting coach con Bernard Hiller e poi al Centro Sperimentale di Cinecittà in Roma, esordisce nel 1999 come attore di teatro e nel 2011 come regista del primo spettacolo per non udenti dal titolo “Il paradiso può aspettare”. Si avvicina al mondo dei documentari e poi delle fiction e lo vediamo in Distretto di Polizia, Don Matteo, Incantesimo, Uno bianca, Ris 5 e 7, Squadra Antimafia 2. Il suo esordio alla regia cinematografia avviene nel 2014 con il film “Nomi e Cognomi”.

Con talento, entusiasmo e creatività da vendere, Sebastiano Rizzo è a Carrara per seguire un progetto innovativo in collaborazione con la Metropolitan Fashion Mode di Fabiana Cappé, la prima Accademia di Spettacolo sul territorio che punta alla formazione professionale di modelle, fotomodelle e attori per i settori di moda, pubblicità e televisione.

Chi è Sebastiano Rizzo oggi?

Preferisco il ruolo di regista, anche se ho appena finito di girare come attore un’altra serie di Coliandro con Giampaolo Morelli per la regia dei Manetti Bros. Non ho abbandonato il ruolo, ma dopo dieci anni preferisco dedicarmi maggiormente al ruolo di regista.

Quali progetti ha in cantiere?

Sto preparando un film in Sardegna e, nello specifico del territorio carrarese, ci sono dei progetti interessanti con la Metropolitan Fashion Mode, un cortometraggio tra settembre e ottobre e una serie web che dovremmo girare in primavera-estate prossima coinvolgendo i ragazzi della scuola, dove i protagonisti saranno attori di fama nazionale. Stiamo ora concludendo la prima stesura della sceneggiatura poi ipotizzeremo i nomi che ricopriranno i ruoli principali.

Verrà girato sul territorio apuano?

Verranno utilizzate delle location sul territorio, il lungomare o il centro storico per esempio.

Lei che lavora da tempo in questo settore, dove ritiene stiano andando il cinema e la televisione in Italia?

Mi verrebbe da dire “stanno andando a rotoli”… lo Stato non aiuta il settore, rispetto ad altri paesi dove il cinema è invece una industria fondamentale. Già oggi riuscire a realizzare un corto piuttosto che un film è un’opera straordinaria. La legge del tax credit quando è uscita è stata una buona legge, peccato che gli ultimi attuativi hanno cambiato un sacco di cose, diminuendo ad esempio la percentuale per gli imprenditori.

Allora cosa deve fare il cinema per autosostenersi?

Coinvolgere aziende esterne, sia in compartecipazione con un tax credit sia in società, oppure con finanziamenti di pura o mera pubblicità, che nell’audiovisivo restano sempre un’arma vincente in quanto fai un investimento economico sulla tua azienda una sola volta e dura per sempre.

Se continui a mantenere delle pubblicità classiche canoniche, le devi sempre rinnovare…prima la gente non ci credeva, facendo partire invece il tax credit e il product placement la gente ha capito la forza di un investimento nell’audiovisivo piuttosto che nei classici canali radio-cartaceo-locandina–brochure (che servono comunque sempre). Il product placement consente di pagare una solta volta l’investimento e poi il prodotto guadagna visibilità ad ogni uscita del prodotto.

Rizzo e il teatro?

Io nasco con il teatro, sono stato uno dei primi se non il primo a mettere in scena uno spettacolo per non udenti, con un proscenio con i sopratitoli dove le persone leggevano mentre guardavano lo spettacolo.

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