Se son rose: l’ultimo film di Pieraccioni e la fila al cinema come non si vedeva da tempo

(di Giacomo Bernardi) – Il 29 novembre è uscito nelle sale italiane il nuovo, attesissimo film di Leonardo Pieraccioni, Se son rose. L’ultimo atto, in ordine cronologico, dell’attore e regista toscano, a 23 anni di distanza da I laureati, con cui nel 1995 il nuovo astro nascente della commedia sentimentale si presentò a tutta la nazione.

La fila al botteghino per entrare al cinema è cosa ormai sempre più rara, ma i moltissimi fans di Leonardo erano lì, puntuali, sorridenti, pronti a vivere la consueta ora e mezzo di spensieratezza ed allegria. E così è stato. L’autobiografia e l’autoironia hanno sempre avuto un ruolo preponderante nei film dell’attore toscano, e ancora una volta Pieraccioni è riuscito a creare un personaggio, il giornalista Leonardo Giustini, che probabilmente ha molto del vero Leonardo. Un giornalista di successo, nel film, che prova ad immergersi nel mondo social che lo circonda, ma che si presenta con penna e taccuino alle interviste. Che scrive di app e innovazioni tecnologiche, ma gira per le strade con la vecchia macchina d’epoca del nonno. Un nostalgico, insomma, che fatica ad avere una relazione stabile o ad interessarsi realmente a qualcosa o qualcuno. Solo una persona ha davvero un grande potere ed ascendente su di lui: la figlia quindicenne Yolanda (interpretata dalla bravissima Mariasole Pollio). Sarà proprio lei, stufa dell’atteggiamento remissivo e disinteressato del padre, a combinargli un bello scherzetto: un semplice messaggio, chiaro e conciso, a tutte le ex del genitore. Sperando di fargli finalmente mettere la testa a posto. “Sono cambiato, riproviamoci!”. Dalla mattina successiva il buon Leonardo verrà travolto da un vero e proprio ciclone di proposte e gag, costellato da situazioni al limite del paradosso e grasse risate.

La trama, originale e ben strutturata, scorre via veloce e leggera, sotto le risate del pubblico in sala che ride e sghignazza ad ogni smorfia dell’amato Leonardo, ancora capace di far sorridere anche con il solo sguardo. Il finale, accompagnato da una ottima colonna sonora scritta ed interpretata dallo stesso Pieraccioni, è esattamente quello che ci si aspettava, ma in fondo va bene così. Perché le favole devono avere il lieto fine. Durante il film, lo scaltro regista toscano, recupera i suoi grandi marchi di fabbrica come ‘i consigli sull’amore del saggio vicino di casa’ o ‘la cena imbarazzante con una donna fuori dal comune‘ e li amalgama sapientemente, come solo lui sa fare, dipingendo un quadro romantico e dal retrogusto melanconico. Forse manca la novità, forse mancano l’entusiasmo e la sperimentazione de Il Ciclone, o di Fuochi d’Artificio, ma Pieraccioni è sempre Pieraccioni. Vero, puro, naturalmente simpatico e sorridente. Capace di ironizzare sugli aspetti della quotidianità che spesso rappresentano un ostacolo od un problema per i più. Capace di raccontare l’amore con semplicità. E soprattutto capace di prendersi poco sul serio che, in fondo, è la cosa più importante del mondo.

Il film è bello, le file al botteghino continueranno. Del resto, Se son rose..