Sergio Castellitto al LFFEC: ben vengano Sky e le serie tv. E ai giovani dice: leggete Pasolini!

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LUCCA – (di Stefania Bernacchia). E’ arrivato all’incontro con la stampa puntuale come un orologio svizzero, pronto a rispondere a tutte le curiosità sul cinema e non solo. Lui è Sergio Castellitto, un nome che nel panorama televisivo e cinematografico italiano non ha bisogno di presentazioni. Tre David di Donatello e cinque Nastri d’Argento per una carriera iniziata nel 1981 e che è tuttora in divenire. Sì, perché quello che più ci sorprende di Castellitto, classe 1953, è la sua attitudine al cambiamento, al progresso, la sua positività nei confronti delle cose che mutano. Sono a favore di qualsiasi tipo di libertà artistica e di espressione, il mondo va avanti, ben vengano idee e forme nuove, afferma l’attore.

Presenti alla conferenza stampa anche il Presidente del Lucca Film Festival e Europacinema Nicola Borrelli e il Direttore della Fondazione Cassa Risparmio di Lucca Rag. Marcello Bertocchini.

Io e Sergio siamo amici da molti anni, è un grande onore oltre che piacere averlo come ospite in questa importante rassegna cinematografica. Con lui vogliamo parlare del rapporto tra cinema, teatro, televisione e disagio mentale, afferma Mario Sesti. Chi meglio di lui poteva presiedere un incontro tanto delicato? Nel corso degli anni è diventato il volto televisivo che più si identifica nella figura del terapista. Sì, perche nella sua lunga carriera in qualità di attore, regista e sceneggiatore, Sergio Castellitto ha affrontato molte volte il tema della terapia e del disagio mentale, raccontando con estrema lucidità e delicatezza l’avventura intima della mente umana. Lo ricordiamo ad esempio ne ‘Il grande cocomero’ (1993), ‘L’uomo delle stelle’ (1995) o ‘Non ti muovere’ (2004), per finire all’ultimo suo lavoro, la serie tv ‘In Treatment’, in cui veste i panni dello psicoterapeuta Giovanni Mari.

Io non sono mai stato in terapia, ma ho fatto 30 anni cinema! afferma sorridendo il regista. Recitare è come essere in terapia, non a caso a molte persone in cura è consigliato proprio il teatro come strumento terapeutico. E’ come un incontro a metà strada fra te e un fantasma, libera una parte della tua mente che altrimenti resterebbe intrappolata: recitare, per un attore, è una sorta di catarsi. In tutto questo il vero frustrato è il regista, mai realmente contento nè soddisfatto del lavoro svolto.

E parlando del ruolo di terapeuta nella serie  ‘In Treatment’ afferma: è stato un lavoro molto difficile, un ciak durava anche 30/40 minuti in cui tutto era basato su due occhi che guardano altri due occhi. La scena ruota attorno agli sguardi, ai dialoghi, alle battute: non ci sono scorciatoie, né scusanti, sei faccia a faccia con la recitazione vera e propria.

E a chi gli domanda che cosa pensa dell’avvento delle serie tv a discapito delle sale cinematografiche, Castellitto risponde così: da quando ho iniziato questo mestiere sento parlare di crisi del cinema. In realtà il mondo evolve e io tendo sempre a guardare il bicchiere mezzo pieno. Ben vengano Sky, le serie tv, Black Mirror. Non possiamo pretendere che i giovani apprezzino solo Rossellini, occorre stare al passo con i tempi, perché non è detto che non siano quelli giusti. Il cinema sta diventando un antico reperto archeologico, dal quale dobbiamo attingere per evolverci: ben vengano i lavori di Pier Paolo Pasolini ad esempio, un vero anticonformista, un provocatore, un rivoluzionario ante litteram. Invito tutti i giovani a rileggere le sue opere e guardare i suoi film, per capire cosa si intende per innovazione, progresso, scandalo. Pasolini serve per capire il nostro passato e arrivare consapevoli fino al nostro presente, fatto di Sorrentino e Breaking Bad. Viva la libertà di espressione, viva l’innovazione.

E parlando della Rai non può che costatare che ancora oggi propone un palinsesto stantio, espressione dell’empasse politica che da anni imperversa nel nostro Paese. Siamo decisamente indietro rispetto agli altri paesi, la casa di produzione più grande e potente d’Italia, la Rai appunto, è ferma ad almeno dieci anni fa; non riusciamo a stare al passo con i tempi perché tutto è paralizzato dalla politica e dalla burocrazia, non c’è spazio per meravigliare, per scandalizzare, per fare quello che in fondo ogni regista dovrebbe fare: stupire.

Nel pomeriggio Castellitto ha poi incontrato il pubblico al Teatro del Giglio, durante un incontro su ‘cinema e terapia’ organizzato dalla Fondazione Mario Tobino e condotto da Mario Sesti, grande amico dell’attore. Presenti anche Manrico Ferrucci, Direttore del Teatro del Giglio e Pietro Pietrini, Presidente della Fondazione Mario Tobino.

 

Breve estratto della Conferenza Stampa tenuta da SERGIO CASTELLITTO al LFFEC:

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