Una serata speciale in compagnia del Premio Oscar Alfonso Cuarón: le sale del cinema rappresentano il vero centro della comunità. Netflix? Un’ottima esperienza

(di Stefania Bernacchia) Che sarebbe stata una serata da sold-out lo si era già capito nei giorni scorsi, quando all’apertura delle prevendite una lunga fila di persone ha atteso paziente il proprio turno per assicurarsi un posto a sedere al Cinema Comunale di Pietrasanta. Stiamo parlando della presentazione di ‘Roma’, il film vincitore dell’ultimo Leone D’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia. E a raccontare aneddoti, dettagli e curiosità del lungometraggio più chiacchierato di quest’anno anno c’era niente meno che il regista stesso, il Premio Oscar Alfonso Cuarón. Disponibile, affabile, molto easy per usare un linguaggio più giovanile, il regista messicano ha voluto fortemente presenziare all’uscita della sua ultima fatica cinematografica nella città che forse oggi sente più di tutte come casa e di cui dal 2014 è cittadino onorario, Pietrasanta. Non solo. Alla fine della proiezione, ha risposto paziente alle domande del pubblico che, attento e partecipe, era curioso di capire come possa da mente umana nascere un tale capolavoro.

Sono onorato di essere qui questa sera, afferma il regista, Pietrasanta è per me una vera e propria casa spirituale, che in parte ha contribuito alla nascita di ‘Roma’ e dove abbiamo fatto anche buona parte del montaggio del film. Il cinema è una cosa meravigliosa e va vissuto nelle sale, come questa, che rappresentano il vero e proprio centro della comunità.
Cuarón racconta poi particolari relativi alla lavorazione del film, come il fatto di aver impiegato un anno per trovare gli attori che potessero incarnare al meglio i protagonisti della storia, sia fisicamente che emotivamente (sono tutti attori sconosciuti), oppure di non aver avuto per molto tempo un titolo per il lungometraggio e che ‘Roma’ fosse un nome dato a caso, in attesa di quello definitivo, prendendo come riferimento il nome del quartiere dove venivano fatte le riprese.
A chi gli domanda se il film sarebbe potuto esistere senza Netflix, risponde: Certamente. Il film è nato nella mia testa ed è stato prodotto dalla mia casa di produzione; solo in un secondo momento abbiamo scelto Netflix per la distribuzione, che è stata sicuramente più efficace di qualsiasi altro mezzo. Ho un parere assolutamente positivo riguardo alla piattaforma streaming, che diversifica scelte, generi e gusti. Ultimamente il cinema è diventato troppo ripetitivo e oserei dire di bassa qualità, proponendo solo supereroi e film di medio-basso livello. Netflix al contrario offre un gamma più vasta, tant’è che molti altri grandi registi la stanno scegliendo, come ha fatto ad esempio Martin Scorsese per il suo ultimo film ‘The Irishman’.
Il film è un capolavoro di stile e narrazione. Un gioiellino che nella sua particolarità (è girato tutto in bianco e nero e i personaggi parlano spagnolo e mixteco, la lingua di un popolo indigeno mesoamericano) dipinge in modo chiaro ed efficace le difficoltà familiari e le gerarchie sociali durante i disordini politici del Messico nei primi anni Settanta. Sicuramente non è un film per tutti, o meglio, da tutti: la perizia e la minuziosità tecnica del regista lo rendono talvolta più bello a guardarsi che bello da vedere, come hanno affermato alcuni critici, ma i 135 minuti di pellicola valgono davvero il biglietto.
Può forse essere l’inizio di un nuovo neo-realismo? Cuarón non ha dubbi: non sono io a dover dire se un mio film appartiene ad un certo genere piuttosto che ad un altro. Io ho in mente una storia, la immagino, la scrivo, la riproduco senza pormi il problema a quale corrente possa appartenere. Va detto però che dopo tanto cinema di fantasia, si sentiva un certo bisogno di tornare alla realtà. E l’esperienza di Cleo, la protagonista di ‘Roma’, è assolutamente vera e reale: è un’esperienza fatta di ostacoli e solitudine, elemento che caratterizza e distingue il genere umano. La nostra vita non credo abbia un senso di per sé: solo attraverso le relazioni affettive possiamo darle un vero significato.

Cuarón, come dicevamo, ha eletto Pietrasanta come suo luogo del cuore, lì vivono i suoi figli e non di rado lo si incontra dal fruttivendolo, al bar o per le strade della cittadina versiliese, magari con una macchina fotografica in mano per immortalare gli scorci più belli di questa terra. E fa sorridere che un premio Oscar, abituato agli sfarzi di Hollywood, possa fare la fila alle poste.

Ma, in fondo, la sua grandezza sta proprio in questo.