Valeria Golino si racconta al LLFEC: vorrei recitare per Jacques Audiard e dirigere Meryl Streep

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LUCCA – (di Stefania Bernacchia)  –  Solare e ironica ma anche riservata e riflessiva. Sale sul palco nell’Auditorium ‘Vincenzo Massa Carrara’ presso la Fondazione Ragghianti e la prima cosa che fa è quella di scusarsi per il forte raffreddore. Questa è Valeria Golino, attrice, regista, produttrice che dalla metà degli anni ’80 vive di e per il cinema. Esile e bella, con il suo sguardo magnetico riesce ancora a catturare l’attenzione di chi la guarda. Si racconta durante l’incontro organizzato dal Lucca Film Festival e Europacinema edizione 2017, al quale era presente anche il Sindaco di Lucca Alessandro Tambellini, è stato moderato da Silvia Bizio. Sul palco anche il Presidente del LFFEC Nicola Borrelli.

Si racconta a ruota libera, senza filtri né imbarazzo.

Cosa la spinge a voler produrre un film?

Produrre un film è una delle cose più difficili per chi lavora in questo mondo, infatti ogni volta che ne produco uno mi ripeto: ‘questa volta è l’ultima!’ Ma una casa di produzione, a maggior ragione se piccola e indipendente, ha ambizione, voglia di fare e di distinguersi; pertanto spesso emerge la volontà di far lavorare un determinato regista o di sviluppare l’idea lanciata da un libro, ed ecco che ci ricasco! (ride).

Quale tipo di cinema ama vedere sullo schermo? E come è cambiato il mondo del cinema nel corso degli anni?

Amo vedere tutto ciò che è bello: può trattarsi di un film indipendente oppure di un blockbuster americano, non fa differenza. Ad esempio ho trovato molto ben fatto ‘Gravity’ di Cuaròn. Il mondo del cinema è cambiato molto negli ultimi anni, gli spettatori si stanno pian piano allontanando dal maxischermo, i film li vediamo per lo più alla televisione e questo mi rattrista molto. La sala cinematografica è un luogo magico, unico, dove persone che non si conoscono dividono un ambiente comune per quasi due ore, guardano le stesse immagini e godendo dello stesso clima….insomma, fanno cultura. Diciamo che si crea una sorta di sacralità durante gli istanti della proiezione ed è una cosa che purtroppo si sta perdendo; il cinema d’essai un tempo era più vivo e seguito, ecco anche perchè adesso c’è sempre meno voglia di farlo.

Intendiamoci, prosegue l’attrice, io non ho paura del cambiamento, anzi, affronto le novità con positività e voglia di conoscenza, ma non vorrei che una cosa esistesse a discapito di un’altra.

Ha vissuto dodici anni negli Stati Uniti (dal 1988 al 2000 n.d.r.). Che rapporto ha con Los Angeles? Ci torna volentieri?

Sì, devo ammettere che sono molto legata a Los Angeles, nonostante sia una città completamente diversa dalle città europee cui siamo abituati, è il non-luogo per eccellenza. E’ una città che mi ha trattato bene ed è stata clemente con me. Ma può essere davvero pericolosa, nel senso che ci si può perdere, diciamo che i film di David Lynch spiegano bene questo concetto!

Ha lavorato con molti registi e attori, spesso diversi fra loro. Com’è lavorare con talenti così differenti?

Ogni volta che lavori con persone talentuose ti trovi bene, non c’è dubbio su questo. Anzi, più sono differenti da me nel modo di lavorare e più mi stimolano, mi incoraggiano e mi insegnano. Penso a un Tom Cruise piuttosto che Dustin Hoffman e Tim Roth o registi come Tarantino: da ciascuno ho imparato qualcosa. Tom Cruise ad esempio era dotato di una guardabilità unica, era una vera e propria movie-star; Tim Roth o Dustin Hoffman erano invece molto intelligenti, spregiudicati nei loro ruoli, con un grande sense of humor.

Con quale regista vorrebbe lavorare come attrice e quale attore/attrice vorrebbe invece dirigere?

Molti, in realtà. Ma il primo che mi è venuto in mente è stato Jacques Audiard. Come attrice invece vorrei dirigere Maryl Streep!

Sig. Audiard, a nostro avviso dovrebbe prendere al volo le parole di Valeria!

(Photo credits: Francesco Curto)

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