Da Gaza all’Università di Pisa: la reporter Engy studierà Scienze per la Pace

Dopo undici lunghi mesi di pratiche, attese e mobilitazioni sul campo, Engy Abdelal è arrivata a Pisa. La ventottenne palestinese, che per oltre un anno ha documentato il conflitto e la vita quotidiana all’interno della Striscia di Gaza attraverso i suoi articoli pubblicati sulle pagine de L’Espresso, ha finalmente lasciato il Paese per intraprendere un nuovo percorso accademico in Italia.
Engy si iscriverà al corso di laurea magistrale in Scienze per la Pace dell’Università di Pisa, trasformando la propria dolorosa esperienza sul campo in un percorso di formazione e ricerca orientato al futuro.

Il percorso che ha portato la giovane fino all’ombra della Torre nasce dal forte legame professionale e umano stretto con la giornalista de L’Espresso Federica Bianchi. Oltre ad accompagnarne la voce sulle pagine del settimanale, Bianchi si è infatti attivata in prima persona per costruire un canale di uscita sicuro che potesse garantire alla ragazza la continuazione degli studi.
La ricerca ha trovato risposta positiva nell’Ateneo pisano grazie all’intervento del prorettore per la Cooperazione e le Relazioni internazionali, Giovanni Federico Gronchi, e al lavoro coordinato dell’Ufficio Relazioni internazionali, che ha gestito le delicate fasi burocratiche per l’ottenimento dei permessi.

L’arrivo di Engy porta a sei il numero complessivo di studenti e studentesse palestinesi accolti a Pisa a partire dal 2024. Prima di lei, tra la fine del 2025 e i primi mesi del 2026, l’Ateneo aveva aperto le porte ad Aya, Ahmed, Muawiya, Mohammed e Naba, giunti in Toscana attraverso corridoi universitari, intese con la Croce Rossa Italiana e il progetto nazionale Iupals “(Italian Universities for Palestinian Students).
“Non sono venuta a Pisa da sola. Gaza è venuta con me – ha raccontato Abdelal -. Nella lingua in cui scrivo, nei nomi che ho paura di dimenticare, nei messaggi che rileggo più volte prima di inviarli a mia madre. Gaza è venuta con me nelle case di cui non so più se siano ancora in piedi, nei volti di chi ho perso e in quelli che ho lasciato ad aspettare un giorno normale che non arriva mai”.

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