“Dammi 500 euro o dico a tutti che vai sui siti porno”: apuani nel panico

MASSA-CARRARA – Una richiesta di versamento da 530 euro in bitcoin altrimenti tutti sapranno che guardi i siti pornografici e cosa succede quando lo fai. Un messaggio che non lascia spazio alla fantasia, recapitato a decine di apuani che, nel panico si sono affidati alla Polizia postale per capire come muoversi anche se con i siti piccanti non c’entrano nulla. È questa la “nuova” moda delle mail spam che da qualche mese imperversano la posta elettronica di tantissime persone.

In sostanza, il testo della mail spiega per filo e per segno quello che sarebbe accaduto e spingere il malcapitato caduto nel tranello a versare la cifra seguendo le istruzioni della mail. Non c’è possibilità di risposta ma tutto deve avvenire entro 48 ore, altrimenti amici, parenti e colleghi di lavoro verranno messi a conoscenza del “vizietto”.

Nella mail viene anche specificato che non bisogna rispondere e che si è letteralmente in trappola. L’ipotetico “hacker” che parla in prima persona sostiene di aver hackerato l’indirizzo mesi fa, che cambiare password non serve a nulla perché ha installato un malware. Una volta ottenuto il pagamento sostiene anche sparirà nel nulla perché nella sua lista ci sono altre persone e “Questa è una sorta di codice d’onore che abbiamo”.

Inutile dire che davanti a una mail del genere: non bisogna cliccare niente, è un testo prodotto in automatico e non vanno assolutamente seguiti gli ordini nel testo. L’unico posto per questo genere di email è la cartella degli spam e di conseguenza il cestino. Per evitare questa posta indesiderata è importante avere un buon antivirus. Un altro elemento che può essere d’aiuto è l’indirizzo mail del mittente e per chi ha più “occhio” la formula in un italiano stentato.

L’anno scorso la Polizia postale della Questura di Massa-Carrara ha lavorato molto sui reati informatici, che sono risultati in aumento rispetto all’anno precedente. In particolare le truffe e le frodi informatiche sono aumentate del 13,5% nel 2018, passando da 355 a 403. Mentre nella categoria “delitti informatici”, fattispecie nella quale rientra il crimine oggetto dell’articolo, l’aumento è stato più sostanzioso: +85,7% (dai 35 del 2017 ai 65 del 2018).