Detenuto ferisce al volto agente: venti punti di sutura

SIENA – Aggressione nel pomeriggio a un agente penitenziario nel carcere di San Gimignano (Siena), struttura di cui si è parlato di recente per l’inchiesta sui presunti pestaggi ai detenuti e dove da tempo sono denunciate condizioni difficili di vivibilità. Ora, nell’episodio odierno, informa il sindacato Fns Cisl di Siena, è stato “colpito al volto con un oggetto contundente” un ispettore da “un detenuto tunisino” che gli ha causato una ferita curata con una ventina di punti di sutura. L’agente avrebbe anche riportato danni all’udito. Ha evitato conseguenze peggiori il tempestivo intervento dei poliziotti in servizio nel Reparto Media Sicurezza.

L’ispettore è stato portato all’ospedale ‘Le Scotte’ di Siena. Per la sigla sindacale “il vile gesto è ulteriore dimostrazione del grave contesto in cui quotidianamente operano donne e uomini della polizia penitenziaria” e “dell’immediata necessità di dare vita al nuovo progetto per la casa di reclusione di San Gimignano”. Anche il segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria Sappe, Donato Capece, ricostruisce l’aggressione all’ispettore dentro il carcere di San Gimignano.

“Nel pomeriggio” un recluso “ha aggredito alcuni poliziotti per futili motivi”, scrive in una nota. E’ successo “verso le 16.30-17 quando un detenuto tunisino della sezione media sicurezza ha lanciato dall’interno della sua cella un fornellino del gas che, per caso del tutto fortuito, attraversando lo spioncino del blindo ha colpito a un orecchio l’ispettore della sorveglianza generale”. “Il motivo del folle gesto – prosegue il Sappe – risiede nella pretesa del ristretto di effettuare una telefonata non prevista, che peraltro gli era stata già negata la mattina. Il collega ha riportato una ferita all’orecchio con 12 punti di sutura”.

Per Capece “i detenuti evidentemente sono convinti non di essere in carcere a scontare una pena ma in un albergo” ed “è grave che la recrudescenza di eventi critici in carcere si è concretizzata proprio quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica e il regime penitenziario ‘aperto’, ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le sezioni detentive con controlli sporadici della polizia penitenziaria”.