Dopo aver occupato la ex Casina Rossa “Il palazzo che brucia” rilancia: “Ne prenderemo un altro”

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LUCCA – “Il 9 dicembre si è concluso un percorso, mentre un altro stava per avviarsi, che ha avuto inizio con delle TAZ, intese per noi come esperienze dirette di occupazione, anche se solo per una notte, anche se per una festa. Si tratta pur sempre di aver liberato uno spazio reso vivo da chi quel giorno l’ha vissuto, in una città morta come Lucca”.

Lo scrivono sulla loro pagina Facebook gli antagonisti del “Palazzo che brucia”, che sabato scorso avevano occupato, per un rave, la ex Casina Rossa:

“Noi vogliamo vivere diversamente, lo abbiamo espresso più volte. Qualcuno forse non l’ha capito, non ci ha sentito o ha fatto finta di non sentirci. Per noi l’azione politica non è un passatempo né tantomeno volontariato o questione di consenso, ma l’impegno diretto di un gruppo di persone per costruire un’alternativa, una forma altra di vivere, in cui non vigano leggi di proprietà e mercato. Questa è la volontà, sostenuta a gran voce da più di trecento persone, che sabato scorso hanno restituito vita e bellezza a uno dei tanti ruderi lucchesi, mentre l’unica risposta da parte delle cosiddette istituzioni è stata di repressione e violenza, minaccia e aggressione da parte della polizia, che, pistola alla mano, ha dato inizio allo sgombero, se così si può definire visto che la decisione finale di scendere dal tetto è stata esclusivamente nostra e non della Digos. Ovviamente non si trattava di un rave party, ma di una festa finalizzata all’occupazione permanente del palazzo, appartenente al sig. Vangone, uno dei tanti viscidi affaristi di Lucca (passato agli onori della cronaca per vicende di truffa), che ha avuto il coraggio di dire ai giornali che siamo stati noi a distruggere quel posto, fatiscente e devastato ormai da anni.
Inutile dire che siamo antifascisti, anticapitalisti o che non crediamo a nessuna delega riguardo a qualsiasi questione della nostra vita o del mondo in cui viviamo. Riteniamo fondamentale, perciò, che per far fronte a una qualsiasi necessità che viviamo sulla nostra pelle sia indispensabile uno spazio nostro, dove vivere, confrontarsi e immaginare soluzioni da costruire insieme. L’occupazione non è un gesto di arroganza ma l’unico modo per creare modelli alternativi di vita per persone che non vogliono sottostare a logiche e dinamiche di questa città, che non ci lascia liberi né di pensare né di esprimerci. C’hanno bollati come tossici, criminali e sbandati, con l’unico pensiero di far festa per una notte, mettendo in ombra la bellezza della nostra idea e la libertà che ne consegue.
Riguardo lo sgombero, constatiamo ancora una volta la vergognosa risposta repressiva di Lucca, ripercorrendo gli eventi che si sono susseguiti dalle prime ore della mattinata. Dopo che due poliziotti sono riusciti a entrare all’interno dello stabile, un gruppo di compagni è salito sul tetto, mentre un altro è stato inseguito, fino al momento in cui gli sbirri per intimidirci sono arrivati a puntarci una pistola carica alla testa. Dopo altre intimidazioni, dopo esser stati identificati e successivamente rilasciati, mentre il furgone stava tornando a casa, la Digos assieme a due volanti ha deciso di fermarlo nuovamente, senza spiegazioni né ragioni apparenti, dopo pochi metri, scaraventando fuori dal mezzo i tre ragazzi, sbattendo a terra in mezzo alla Sarzanese e ammanettando uno dei tre. La giornata si è conclusa con un presidio all’interno dello stabile, fino a che i compagni hanno deciso di uscire e scendere dal tetto. Il furgone è ancora sotto sequestro, così come l’impianto musicale, e già si parla di denunce e fogli di via, per aver creato qualcosa di diverso, e di scomodo, a Lucca. Per quanto riguarda il nostro futuro ci troveranno più incazzati e determinati di prima. Nessuno pensi di averci fermato: questo è solo l’inizio. Continui aggiornamenti.
PS: Vangone dormi pure tranquillo. Il tuo posto, che solo ora sembra interessarti, te lo lasciamo. Ne prenderemo un altro”. Quale, ancora, non è dato saperlo ma le foto pubblicate, dal comune, alla questura, dal tribunale alla sede di Casa Pound e al carcere di san Giorgio… potrebbero essere un indizio.

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