Draghi e basilischi, dalle code attorcigliate e lunghi denti affilati. E ancora farfalle leggiadre e coloratissime, cervi dal palco di corna fiorite e zampe flessuose, arabe fenici, leoni e unicorni. Apre oggi, fino al 31 ottobre, negli spazi rinascimentali della biblioteca delmuseo di San Marcoa Firenze, la mostra “La Biblioteca svelata: il bestiario fantastico”. Quattordici dei 130 preziosissimi codici miniati conservati nel complesso di San Marco sono esposti al pubblico per mostrare la strepitosa creatività che accompagnava i testi sacri – spesso addirittura in contraddizione con la simbologia tradizionale. Ogni volume, enorme, è di inestimabile valore, prodotto di un lavoro di equipe lungo e articolato: a partire dal supporto, quei libri ciascuna pagina di pergamena è il risultato della lavorazione di una intera pelle di capretto, lavorata con perizia da artigiani fino a renderla sottilissima. Pagine che venivano poi rilegate da maestri esperti, celebri in tutto il mondo conosciuto per la loro abilità. Quindi intervenivano i calligrafi, che tracciavano le righe e copiavano i contenuti, e infine i miniatori e i decoratori, che rendevano lettere capitali e incipit dei veri e propri capolavori d’arte fantastica. Le figure straordinarie ritratte in questi spazi – a volte minuscoli, altre ampi quanto un’intera pagina – sono contenuti strabilianti che ipnotizzano per la magia dei colori e delle forme. Immagini di grande apertura creativa e fantasiosa, a dispetto dei contenuti religiosi spesso rigorosi di cui sono corredo. Immagini che hanno colpito l’attenzione delle curatrici, Sara Fabbri, Sara Ragazzini e Anna Soffici, che durante un lavoro di revisione dei manoscritti, hanno notato tematiche ricorrenti e deciso di valorizzare i contenuti di questo patrimonio inestimabile con una serie di esposizioni, a partire proprio da questa dedicata agli animali rappresentati.
I volumi della collezione, voluta da Cosimo de’ Medici che ne commissionò direttamente i primi 25, e poi sviluppatasi nei secoli con acquisizioni successive, vanno dai più antichi del tardo Duecento, due graduali e un salterio, passando dai codici trecenteschi influenzati dalla rivoluzione spaziale di Giotto per arrivare a quelli quattrocenteschi miniati da Zanobi Strozzi con fregi di Filippo di Matteo Torelli – per i quali si ipotizza perfino un intervento di Beato Angelico, almeno nella realizzazione di un bozzetto – e finire con quelli Cinquecenteschi, che raccontano la trasformazione di immagini e stili nei secoli.
«È interessante decifrare la simbologia di animali e situazioni», spiegano le curatrici, «e osservare la ricchezza e l’accuratezza dei dettagli, dalle armi impugnate all’abbigliamento degli esseri umani. Allo stesso tempo sono presenti creazioni fantastiche, sia figurative che decorative, che rivelano la grande libertà degli artisti al lavoro e allo stesso tempo consentono di tracciare un’evoluzione di stili e scuole nel tempo».
La mostra offre inoltre l’occasione di visitare gli spazi della biblioteca del complesso di San Marco, edificata intorno al 1440 per volontà di Cosimo de’ Medici, tripartita grazie alle eleganti colonne ioniche e completata dalla sala greca – così chiamata perché nata per ospitare i testi classici di Cosimo il Vecchio – dove ora sono in corso le operazioni di spolveratura e catalogazione della restauratrice Cristina Merelli.
Draghi e unicorni, in mostra il bestiario dei codici di San Marco




