‘Dress code’ al liceo: niente pantaloni strappati e magliette corte

Basta pantaloni strappati, jeans a vita bassa e magliette corte che mettono in risalto l’ombelico a scuola. Ai licei Giovanni da San Giovanni di San Giovanni Valdarno, in provincia di Arezzo, gli studenti, d’ora in poi, dovranno rispettare un vero e proprio ‘dress code’. Messe da parte le mode del momento e riposti nel cassetto i look più azzardati, le ragazze e i ragazzi sono così invitati a presentarsi a lezione con un abbigliamento ‘adeguato’ al contesto in cui si trovano. “Nessuna lesione del diritto personale di scelta, è importante che i ragazzi restino liberi di esprimersi – si affretta a precisare la preside, Lucia Bacci – Il regolamento è stato varato insieme agli studenti, ne abbiamo parlato e loro sono stati i primi a riconoscere che la scuola è un luogo istituzionale. Insomma, c’è un abbigliamento appropriato per tutto, per uscire la sera in discoteca, incontrare gli amici o andare in piscina. Qui, tutti dobbiamo rispettare l’ambiente in cui ci troviamo”.

Ma era proprio necessario mettere nero su bianco un codice in cui si spiega il modo di vestirsi? “Basta guardare come si presentavano in classe gli studenti la mattina – spiega Bacci – Pantaloni non con qualche semplice strappetto, ma addirittura divelti. Per non parlare delle magliette, che non lasciavano niente all’immaginazione. Per prima cosa ho deciso di chiamare in presidenza i rappresentanti d’istituto e di confrontarmi con loro. Non ho coinvolto insegnanti o adulti, perché volevo vedere come reagivano. Si è trattato di un confronto molto costruttivo, tanto è che hanno detto di essere d’accordo sul darci delle regole. Allora sono andata classe per classe a parlare con gli altri studenti e nessuno si è mostrato contrario”.

Se qualcuno sgarra, che cosa succede? “Nessuna multa o punizione – assicura la preside – Sono contraria alle imposizioni e con i ragazzi non servono”. La novità sembra funzionare davvero. “Ho già notato un grande cambiamento – rivela Bacci – Il modo di vestire degli alunni ora è diverso. Loro hanno capito perché abbiamo riflettuto insieme. Se poi, qualche mattina, capita di vedere uno studente che indossa ancora un pantalone un po’ strappato, mi avvicino e gli ricordo che esiste il regolamento. La risposta è: ‘Ha ragione preside, è che avevo finito i pantaloni normali’. E il giorno dopo ha già cambiato stile, senza bisogno di alcun tipo di provvedimento”.