Duccio Forzano: Rocky Balboa per un giorno

MASSA CARRARA – ( di Daniela Marzano ) – Duccio Forzano, uno dei più importanti registi televisivi che ha lavorato con artisti del calibro di Claudio Baglioni, Fiorello, Giorgio Panariello, Paolo Bonolis, Fabio Fazio e Paola Cortellesi, ha scelto Carrara per la prima presentazione in Toscana del suo primo libro autobiografico “Come Rocky Balboa”, in un intimo racconto alla platea a tratti ironico e in certi momenti anche toccante quando sono stati affrontati temi spinosi della sua infanzia, fatta di abbandoni e delusioni ma anche di tanta forza di risollevarsi e di andare avanti, schivando i colpi della vita proprio come il Rocky Balboa del grande schermo.

L’evento, introdotto dalla Presidente di Apuania Film Commission Daniela Marzano e moderato dalla giornalista Adriana Marmiroli, ha visto tra gli ospiti anche Giacomo De Simone, regista e grande produttore di videoclip musicali negli anni ’80 per cantanti come Zucchero Fornaciari, Renato Zero e Pino Daniele, legato a Duccio Forzano da una lunga amicizia e collaborazione professionale così come Danilo Rossi, consulente marketing e pubblicità che ha collaborato alla realizzazione dell’evento.

Dopo il passaggio obbligato delle dediche sui libri e delle foto coni presenti, Duccio Forzano si è concesso in un’intervista per alcune considerazioni sul mondo della televisione…

Forzano, una vita veramente dura e soddisfazioni personali grandissime: quanto ha aiutato nella sua vita l’aver affrontato percorsi esistenziali difficili?

In realtà lo possiamo capire soltanto a posteriori. Con il senno di poi penso che le esperienze che ho vissuto fondamentalmente mi hanno formato, per così dire mi hanno “temprato”, come se mi avessero costruito una corazza che mi aiuta a proteggermi da ulteriori colpi e paradossalmente ogni colpo molto forte aumenta lo spessore della corazza.

RAI/MEDIASET/FOX: avendo lavorato con tutte, quali differenze trova nel concepire il fare TV?

Non trovo grosse differenze. La differenza non è data dalla rete, ma dalle persone con cui lavori. A volte in RAI trovi persone più moderne di Fox e viceversa.

La TV ha subito un’evoluzione costante, anche grazie all’influenza con altri canali mediatici (vedi Internet). I reality show hanno reinterpretato il concetto di spettacolo… cosa salva del vecchio e del nuovo modo di fare televisione?

Della nuova televisione salvo molto poco. Non vorrei essere di parte, ma fino a un anno fa facevo la trasmissione “Che tempo che fa”. Penso sia stato un programma innovativo, sia dal punto di vista culturale che di spettacolo, perché si è riusciti a far diventare la parola uno spettacolo.

L’evoluzione di “Che tempo che fa”, secondo me, sono stati gli spin-off fatti con Fabio Fazio “Vieni via con me” e “Quello che non ho”, che sono la parte più alta della parola che è diventata spettacolo. Io credo sia quella la televisione da salvare, altro in questi ultimi anni non sono riuscito  trovare.

Del mondo della vecchia TV rimpiango la voglia di far conoscere personaggi nuovi, cosa che non si fa più. Ammiro la maestria dei registi di allora che non erano così invasivi nel racconto televisivo.

I registi come Falqui, per fare un esempio, erano al servizio del progetto, non si mettevano mai in vetrina.

Talento e TV: è ancora importante il talento per affermarsi? Fiorello, Cortellesi sono certezze attuali… chi vede come promessa per il futuro?

Dal punto di vista mediatico non vedo nessuno. Io conosco persone che sarebbero capaci di fare la differenza, ma non vengono valorizzate. Faccio un nome a caso, Giulia Ottonello, vincitrice di Amici nel 2003, è un’artista completa, sa cantare, ballare e recitare tutto a livello altissimo, ma non la vedi in televisione.

Chi è il personaggio o qual è il programma che avrebbe voluto dirigere?

Sono stato molto fortunato. Penso di aver fatto i programmi più importanti degli ultimi quindici-vent’anni, da “Stasera pago io” a “Torno sabato”, all’ultima edizione del “Pavarotti & Friends” a Sanremo, ai concerti di Baglioni…

Mi piacerebbe fare una cosa piccola e sconosciuta e avere la fortuna e la capacità di farla diventare una cosa famosissima.

Forzano e il cinema: dopo la parentesi di “Ventitré”, ci sono altri progetti in cantiere?

Progetti ne ho tanti, il problema è trovare i produttori che te li mettano in cantiere. Il cinema italiano lo conosciamo tutti, è interessante ma io sono affascinato dalle serie TV, impazzisco, ne vedo 6 o 7 alla volta contemporaneamente, un po’ su Netflix, un po’ in televisione o in DVD.

Quello che mi è piaciuto di più in Italia sono “Romanzo Criminale” e “Gomorra”; “Suburra” come film che diventerà una serie. Stefano Sollima, figlio d’arte è un regista che mi piace molto.

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