L’economia regionale della Toscana mostra segnali di tenuta, leggermente superiori anche alla media nazionale, persiste però la crisi della moda. E va a scaricarsi sul mercato del lavoro, caratterizzato da un ritmo di assunzioni in rallentamento e da una ben poco edificante espansione degli ammortizzatori sociali. È connotato da ombre e segni positivi il quadro economico toscano che viene sintetizzato per il 2025 da Irpet, l’istituto della Regione dedicato alla programmazione economica. Il dato della crescita dell’anno scorso vede la Toscana sopravanzare la media nazionale: il Pil chiude a +0,8% contro un corrispettivo italiano di +0,6%. La previsione per il 2026, invece, è di un sostanziale allineamento: sia la Toscana che l’Italia dovrebbero espandersi dello 0,7%. Determinante nel consuntivo del Pil dell’anno scorso è la dinamica dei consumi delle famiglie che apportano alla crescita lo 0,7%. Modesto è invece il contributo della spesa delle pubbliche amministrazioni e degli investimenti (+0,1%). In territorio negativo è poi il saldo estero: -0,1%. Ma proprio nella sua proiezione internazionale la Toscana conserva un potenziale significativo: ne è riprova l’incremento del 14,7% delle esportazioni nei primi tre trimestri e, addirittura, del 25,5% nell’ultimo scorcio dell’anno. Una performance che supera la media italiana e che deve molto all’andamento brillante dei comparti ad alta specializzazione, in particolare al +138% nel terzo trimestre del settore farmaceutico.
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