Alessandro Santini: “Si può vendere una società pubblica con trattativa privata?”

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VIAREGGIO – “Nutro forti dubbi sulla fattibilità giuridica di trattative private per la vendita da parte di un Comune di società pubbliche: la norma sul fallimento, infatti, non deroga alle leggi che obbligano a far ricorso alle gare”. Alessandro Santini, candidato sindaco di Viareggio sostenuto da Forza Italia, approfondisce la questione Viareggio Porto all’indomani delle notizie emerse dall’incontro con il commissario prefettizio Valerio Massimo Romeo, sull’esistenza di una trattativa privata per l’acquisizione della società che gestisce gli approdi viareggini.
“La cautela nella gestione del patrimonio pubblico resta primaria per la legge – prosegue Santini – perché, diversamente, basterebbe che un sindaco facesse fallire le società per poi venderle a chi vuole, eludendo la normativa sui contratti pubblici. Chiedo quindi che il commissario Romeo invii una richiesta di parere all’Anac, per confermare la legittimità dell’operazione così come da lui prospettata”.
Per il candidato è comunque necessaria “una perizia del Comune che attribuisca un valore alla società. Non è possibile valutare offerte senza una ‘base d’asta’ e senza aver deciso se fare un aumento di capitale piuttosto che una cessione di azioni”. In quest’ultimo caso il denaro andrebbe all’ente municipale, nel primo alla società che, così, si salverebbe dal fallimento.
Proprio in vista dell’udienza fallimentare, Santini chiede “a quale professionista è stata affidata la difesa della società, per contestarne la fallibilità quale società in house e, in seconda battuta, lo stato di insolvenza. Ancor oggi, con una istanza di fallimento in corso – aggiunge il candidato – la società è valutata almeno 6 milioni. A dicembre, allora? Siamo a questo punto per non aver inteso dare un acconto di 20-30 mila euro a un creditore, nonostante in cassa ci fosse liquidità per 500 mila euro?”.
“Mi chiedo – conclude il candidato – se è stato corretto invocare il principio della par condicio fra i creditori della liquidazione, rispetto a quello di conservazione dell’azienda: un fallimento, infatti, rischierebbe di non far avere un centesimo a molte persone”.

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