Elezioni comunali, Filippo Antonini “sotto torchio”: “Viareggio peggio che nel dopoguerra”

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VIAREGGIO – ( di Letizia Tassinari ) – Filippo Antonini, avvocato, 40 anni, una compagna, Michela, e due figli, di 10 e 6 anni., Gian Maria e Gregorio. Barba sale e pepe, fascino intellettuale, un puro della politica, svincolato da ogni tipo di inciuci e dai poteri forti, è il candidato sindaco della sinistra, appoggiato da una coalizione composta dalla  neonata lista civica Repubblica Viareggina, il circolo Caprili di Rifondazione Comunista e Sel.  Salvo nuovi arrivi.

antonini tassinariImmerso nelle “scartoffie”, tra un processo e l’altro, lui che in genere, da bravo penalista, è abituato a farle le domande, agli imputati e ai testimoni, questa mattina ha accettato di essere intervistato da Tgregione.it, rispondendo a qualche nostra “curiosità”.

Cosa ti ha spinto, e convinto, a candidarti? “La voglia di dare un contributo alla città che versa in una situazione drammatica, la più difficile dal dopoguerra ad oggi. Se allora c’erano macerie fisiche, dovute ai bombardamenti, oggi ci sono macerie economiche, culturali e di identità, le più subdole e pericolose, e la mancanza, rispetto a quel periodo storico, di una classe politica all’altezza. In questa situazione c’è bisogno di una rappresentanza che sia di vera sinistra”.

La tua “ricetta” per salvare Viareggio? “Penso che sia determinante la partecipazione alla vita politica, attraverso comitati e realtà sociali sul territorio: i cittadini responsabili con l’amministrazione pubblica, con strumenti come consigli comunali aperti, forum e commissioni. Occorre ricreare la comunità”.

In comune in dissesto, per ancora diversi anni, senza soldi e senza possibilità di spendere, il Sociale come lo gestirai?  “In lista con me ci sono persone, che come volontari, sono impegnati nel Sociale da tempo, e hanno fatto ottime cose con nulla, a costo zero, quindi partiamo avvantaggiati. Le priorità nel mio programma sono i diritti, la casa, l’istruzione e la cultura, con attenzione massima a questi temi. Le soluzioni vanno trovate, con progetti regionali e europei su cui lavorare, con il contributo di esperti che sono già al lavoro per ottenere i finanziamenti”.

Sicurezza, un temo sentito…  “La sicurezza è un cavallo di battaglia anche nostro, ma per noi non occorrono nè le ronde né l’esercito: quello che occorre è combattere il degrado con vigilanza democratica, che significa cittadini presenti sul territorio. La stazione, cosi come la Pineta, sono un luogo “pericoloso” dove il crimine è più presente che in altre zone, perché sono luoghi non vissuti. Occorrono attività, aperte, ma e soprattutto iniziative culturali. La micro criminalità, furti, scippi e rapine, è quella più avvertita dal cittadino, perchè  spaventa. Ma non dimentichiamo la macrocriminalità, mafia e camorra, che atteschino proprio dove esistono il degrado e il dissesto”

Campo Rom? “Va ribaltato l’approccio al problema: li vediamo degradati sotto ogni punto di vista, ma la colpa non è solo loro, dei Rom, ma anche di chi ha permesso, e permette, che vivano in quel modo. La soluzione non è sgomberare,  si è visto il risultato del giorno dopo, i nomadi si sono solo spostati. Il problema va affrontato mettendo al tavolo tutti i comuni della Versilia, e della Provincia, inclusi quelli confinanti, con un progetto inclusivo a lungo termine con tutti i limiti e le difficoltà del caso”.

Tre motivi per votarti… “Il nostro progetto è in controtendenza, il Pd è diviso in due noi abbiamo riunito la sinistra. Siamo la voce di sinistra in questa campagna elettorale. Essere in Consiglio Comunale una voce di peso per le lotte sul territorio”.

Figlio del ferroviere Riccardo, colui che per la strage di Viareggio è in prima persona nella battaglia per la sicurezza sulla strada ferrata, Filippo Antonini è anche nipote del “comandante Andrea”, al secolo Beppe Antonini, il partigiano morto l’8 ottobre del 2009 e presidente dell’Anpi: un combattente per la libertà, uomo di cultura, amministratore onesto, persona di grandi ideali e valori, un esempio per i giovani, che da lui hanno imparato il significato della parola libertà, operaio alla Piaggio di Pontedera, antifascista nel movimento clandestino, militante del PCI, che fu anche arrestato per attività antifasciste e liberato il 25 luglio del 1943. Un avo importante il nonno di Filippo Antonini, che durante la Resistenza è stato Commissario Politico e poi Comandante, con il nome di “Andrea”, della Brigata Ugo Muccini di Tenerano e a Viareggio presidente dell’APT, uno, insomma, degli ultimi testimoni di come è nata la democrazia e lo stato italiano.

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