“Le elezioni servano anche a fare opere di bene senza colori di partito”

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VIAREGGIO – “Le elezioni servano anche a fare opere di bene senza colori di partito”

La riflessione, che riportiamo integrale, è a firma di Michelangelo Di Beo, capolista di Repubblica Viareggina per i beni comuni:  “Purtroppo da sempre le tornate elettorali sono fasi di magra competizione, che rallentano i sistemi di lotta e che concentrano tutto sulla grossa grassa promessa che raramente viene mantenuta. Da candidato mi sento partecipe di un soggetto politico che è nato dalle lotte e che continuerà a lottare e per questo la nostra campagna elettorale sarà e lo è, ricca di contenuti reali e di lotte per i bisogni reali delle persone. Ma visto anche che la campagna elettorale è momento di alta visibilità e di aumento esponenziale di notizie sui mezzi di comunicazione, credo che debba essere sfruttato questo sistema anche per sviluppare buone azioni che vadano oltre la promessa elettorale. Abbiamo assistito al terremoto in Nepal dove un intero popolo è stato martoriato ed è tutt’ora e più che mai marginalizzato dal resto del mondo. Sono senza acqua senza cibo e senza casa, mentre a Milano va in scena il teatrino dell’EXPO, dove neanche una multinazionale partecipante si è sprecata nell’aiuto a questo popolo. Pochi giorni fa ho fatto una donazione tramite web per aiutare il popolo a nepalese e credo che ogni candidato sindaco e ogni candidato al consiglio comunale, a di là della propria fazione politica e del proprio colore, debbano fare una donazione ed invitare quante più persone possibili a farlo. Lo stesso vale per raccogliere un fondo di solidarietà per le vittime sul lavoro, proprio pochi giorni fa, un operaio viareggino è deceduto e questo perché ancora non c’è la dovuta sicurezza sul posto di lavoro. Se la campagna elettorale, grazie alla visibilità che concede, permette di fare buone azioni collettive per il bene di tutti, credo che sia l’ora di incominciare a rivoluzionare il sistema delle tornate elettorali. Esprimo la mia vicinanza alla famiglia dell’operaio morto, perché avendo partecipato a molte campagne contro le morti bianche (sul lavoro), è disumano ai giorni nostri lavorare schiavizzati e con l’incertezza se si tornerà a casa sani e salvi. Da ognuno con le sue capacità, ad ognuno secondo i suoi bisogni”.

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