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Eutanasia, Melio (PD): “Difendere la libertà di scelta non è un crimine, è un diritto”


Iacopo Melio rivendica con fermezza il proprio impegno sul fine vita dopo il deposito di oltre 74mila firme in Senato per la legalizzazione dell’eutanasia attiva.

“Se difendere il diritto all’autodeterminazione fino alla fine significa essere un assassino, allora sì, lo sono. E con orgoglio”. Con queste parole forti, pubblicate sui social, il consigliere regionale toscano del Partito Democratico, Iacopo Melio, torna a far sentire la propria voce su uno dei temi più delicati e divisivi del dibattito pubblico: il fine vita.

L’intervento di Melio arriva dopo il deposito in Senato delle 74.039 firme raccolte a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare sull’eutanasia, promossa dall’Associazione Luca Coscioni. In sole due settimane, è stata superata la soglia minima necessaria di 70.000 adesioni, segno evidente di un forte interesse e coinvolgimento da parte della cittadinanza.

Melio ha voluto ringraziare pubblicamente l’Associazione Coscioni e i volontari che si sono spesi per questa causa, sottolineando come questo rappresenti un “ulteriore passo di civiltà” nel rafforzamento dei diritti individuali. Non è nuovo a queste battaglie: già in passato aveva portato il tema del fine vita all’attenzione del Consiglio regionale della Toscana, contribuendo all’approvazione di una legge ad hoc.

“È una battaglia di libertà – ha spiegato – che va oltre la politica. È il diritto di ogni persona a decidere consapevolmente, fino all’ultimo momento, sul proprio corpo e sulla propria vita. Nessuno dovrebbe arrogarsi il potere di negare questa libertà”.

Il tema del fine vita, che include anche l’eutanasia attiva, continua a dividere l’opinione pubblica e la politica, ma le parole di Melio tracciano una linea chiara: quella di una società che evolve riconoscendo i diritti di scelta individuale anche nei momenti più difficili.

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