Un tricolore per ricordare Giacomo Matteotti

MONTECARLO – “È il 16 agosto e in assoluta umiltà stringo un fiocco tricolore alla targa che, a San Salvatore nel comune di Montecarlo, ricorda la figura di Giacomo Matteotti cui è dedicata la piazza della Chiesa”.

La nota arriva dal primo cittadino, Vittorio Fantozzi:

“Un gesto che rompe il silenzio, in questa Italia che vive di date e ricorrenze ma resta sempre un paese senza memoria. In tutta la Lucchesia, ma anche in Toscana, si difetta un po’ in questo senso, specie da parte di coloro che sulle morti politiche hanno campato a dismisura per tenere diviso la nostra comunità nazionale, allora poniamo rimedio noi.

Giacomo Matteotti è una figura politica da scoprire e rileggere, da ricordare per la biografia politica e non soltanto per il vile e stupido assassinio di cui fu vittima, su cui la storia ancora scrive e discute.

Io vengo ad onorarne il coraggio, quello purtroppo dei pochissimi lucidi e coraggiosi che scelsero di affrontare subito il regime che si andava costituendo in Italia senza attendere comodamente che a sloggiarlo fossero altri, magari non italiani, come accade poi venti anni dopo la sua morte tra le macerie di una guerra mondiale, lasciandoci ancora a fare i conti con noi stessi.

Il suo è un esempio ancora valido oggi, a quasi cento anni dalla morte, quando ci si appresta a modificare la Costituzione con un percorso unilaterale dettato da forza politica che è minoranza nel paese, sorretta grazie al cambio di casacca di decine di deputati eletti in altri schieramenti, tutti membri di un Parlamento eletto con una legge dichiarata anticostituzionale e quindi chiamato a governare le urgenze per riportarci al voto.

La protesta politica di Matteotti è la stessa dei pochi che oggi, in diverse forze politiche come nella stampa e nel campo del diritto costituzionale, con assoluta coerenza, pongono in evidenza non solo la confusione, l’incoerenza e l’inutilità di una riforma raffazzonata ma il pericolo per il valore autenticamente democratico della nostra società con l’approvazione di una legge elettorale come l’Italicum – dove, bando alle ciance, un partito di minoranza nel paese può governare su tutti – il cui profilo anticostituzionale fa sembrare la legge Acerbo, contro i cui esiti Matteotti parlò per l’ultima volta alla Camera dei Deputati condannando se stesso a morte certa, una modifica al più innocuo regolamento di condominio.

Matteotti combatté prima e durante la nascita ed il consolidamento di un regime la cui natura e contesto storico oggi conosciamo molto bene, tempo di guerra, di società di massa, di rivoluzioni e crisi del nostro Stato liberale.

Noi adesso combattiamo nel nostro tempo, in barba alla sovranità che appartiene sempre ed unicamente al nostro popolo, popolo italiano, depredata fin troppo da un’Europa che deve ripensarsi, dalla finanza che fin troppo pilota le nostre istituzioni e spesso le nostre scelte ed un Governo cialtrone e parolaio, non eletto ma nominato, che senza mandato cerca di cambiare in peggio una Costituzione che è certamente da aggiornare, ma grazie a riforme serie, discusse e le più ampiamente condivise.

Le regole del gioco, del vivere in comunità, si scrivono assieme, nemmeno in Grecia, solo in Italia con la scusa della “crisi” e dello spread (ce lo ricordiamo?) abbiamo lasciato che si compiesse ogni nefandezza sulla nostra testa ed al posto nostro, dal compiersi di un mezzo golpe, alla nomina dei governi Monti, Letta e Renzi, fino all’idea che per risolvere i problemi italiani basti modificare la Costituzione e legittimare un esecutivo forte votato da una minoranza.

La crisi, che non è certo dovuta alla Costituzione, che questo governo non sa affrontare se non con annunci che hanno stancato tutti, non si risolve così, non c’è alcuna fretta odio emergenze e, sopratutto, sono gli uomini eletti regolarmente per fare questo.

No, non è così, grazie. Questa situazione va denunciata è combattuta adesso, con il coraggio, la passione, l’intelligenza di Matteotti che ebbe a dirlo a suo modo:

“Voi volete ricacciarci indietro. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità”

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